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LUCREZIA BORGIA

"Ho vissuto spingendomi sempre oltre i limiti,

ma non sono stata in grado di sfuggire

al mio Destino, alla Rabbia, al Dolore."

Tu hai rapito il mio cuore,
sorella mia, sposa,
tu mi hai rapito il cuore,
con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!

 

Quando sono soavi le tue carezze,

sorella mia, sposa,
quanto più deliziose del vino le tue carezze,
e l'odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi.

 

Le tue labbra stillano miele vergine,

o sposa,
c'è miele e latte sotto la tua lingua
e profumo delle tue vesti
è come il profumo del Libano.

La DEA BASTET del Rinascimento Italiano

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 LA POESIA DEL CUORE  (La Fenice)

Nel mentre che la luce si
spoglia dei suoi colori e
il gelo si nasconde dietro
le palpebre delle umani colpe e
i petali di musica riaccendono
il turbinio dei miti;

ecco, tra la nebbia di fango e
tra il silenzio e il tuono,
il canto di Fenice.

Il vento delle Sue ali danzanti
porta brividi d'attesa e
i suoi occhi fanciulleschi
tradiscono uno sguardo già stanco.

Gli Unni sono sempre a un passo da Lei.
La Fenice,
spesso la penso, ma poco la invidio.

La Fenice, con la sua bellezza assoluta, crea un'incredibile esaltazione unita al sogno dell'immortalità...virtù, giustizia, ritualità, umanità e sincerità. Ciò che della donna incute rispetto, e spesso anche paura, è la sua natura, che è “più naturale” di quella dell’uomo, la sua autentica, scaltra flessuosità felina, i suoi artigli di tigre nascosti dal guanto, quel tanto di inafferrabile, di sterminato, di errabondo presente nei suoi appetiti e nelle sue virtù. La Fenice, rappresenta la femminilità in tutte le sue forme di saggezza e virtù, forza e determinazione che racchiudono in un forziere eterno, lo spirito combattivo di Lucrezia Borgia.

Generazioni di storici ne hanno travisato la biografia esaminandola nell'ottica dei crimini commessi dalla sua famiglia, a loro volta amplificati da cronisti contemporanei ostili... . Nell'Ottocento è cominciata una cauta riabilitazione, ma in ultima analisi tutti hanno concluso che, pur non essendo un'assassina e una donna dissoluta, Lucrezia in realtà era una giovane sventata, vittima inerme degli uomini della sua famiglia.

La verità è che in un mondo in cui i dadi erano pesantemente truccati in favore dei maschi, Lucrezia si destreggiava a seconda delle circostanze per forgiare il proprio destino. (Sarah Bradford)

Pinacoteca Ambrosiana di Milano, CIOCCA DI CAPELLI DELLA GOVERNATRICE LUCREZIA BORGIA

Il 25 maggio, Lucrezia trascrisse di proprio pugno un poema d'amore del poeta aragonese quattrocentesco Lope de Estuniga, Yo piense si me muriese... .

La poesia:

Penso che se dovessi morire

E con tutto il mio dolore

Smettessi di bramare

Negare un amore così grande

Potrebbe lasciare il mondo

Senza amore.

Quando ci penso,

Il lungo indugiare nella morte è tutto

Quello che posso desiderare,

Poiché la ragione mi dice 

che è una perfetta beatitudine essere preda

Di un simile fuoco.

 

Bembo rispose con un proprio poema in toscano, la lingua del suo eroe Petrarca, in cui rappresentava se stesso ammaliato dalla bellezza dei biondi capelli di Lucrezia, che lei aveva sciolto sulle spalle in sua presenza e poi di nuovo legato, insieme al cuore del poeta, con le sue mani incommensurabile bellezza. Trecento anni dopo Lord Byron, esaminando alla biblioteca ambrosiana di Milano quelle che definì le più belle lettere d'amore del mondo, rubò un filo biondo dalla cioccia che Lucrezia probabilmente aveva mandato a Bembo in risposta al suo poema appassionato. Questi, insieme al sonetto citato e a un altro, mandò a Lucrezia il primo volume del suo famoso poema in prosa Gli Asolani.

Lucrezia rispose chiedendogli di suggerirle un motti per un medaglione che stava pensando di far preparare, con delle fiamme...Bembo quello stesso giorno tramite un messaggero, rispose con queste parole: al fuoco nell'oro Vostra Signoria m'ha mandato da farvi alcun motto dopra da portar per impresa, non ho saputo dal miglior luogo che l'anima:

perciò potete inscriverelo così: Est animum.

Il loro amore era appassionato, ma in apparenza ancora platonico: qualche tempo dopo questa lettera, Bembo si recò a Ferrara per incontrare Lucrezia, ed ebbero una conversazione intima durante la quale forse si scambiarono dichiarazioni d'amore.