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Guerre Medievali - Medieval Wars

La morte del Re ha aperto il conflitto tra le due fazioni avversarie per succedere al trono vacante. Schieratevi e scendete in guerra! Medieval Wars è un gioco strategico a turni, più complesso del Risiko ma più facile e intuitivo di Axis & Allies.Sul campo di gioco esagonale mettete alla prova le vostre abilità di tattici di guerra: per avere la meglio sull'avversario, occorrerà studiare per bene qualsiasi mossa.Si gioca con il MOUSE. Cliccate sugli esagoni per muovere il vostro esercito. In basso a sinistra viene indicato il numero di mosse che potete effettuare ad ogni turno. Quando affrontate un avversario in un combattimento, il lancio dei dadi stabilirà il vincitore dello scontro.

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Medieval Wars 2

Create il vostro eroe, scegliete lo stile di combattimento, e guidate le vostre truppe nel campo di battaglia di Medieval Wars 2!Nella seconda edizione del gioco di strategia a turni dovrete studiare bene ogni mossa per cogliere l'avversario di sorpresa. Conquistate tutti i territori, sconfiggendo i vostri nemici in feroci combattimenti.Si gioca con il MOUSE. Cliccate sugli esagoni per muovere il vostro esercito. In basso a sinistra viene indicato il numero di mosse che potete effettuare ad ogni turno. Quando affrontate un avversario in un combattimento, il lancio dei dadi stabilirà il vincitore dello scontro.

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SwordFall Kingdoms

E' il 1070 d.C. L'ombra della guerra si allunga su tutta l'Europa. Regni ambiziosi sono pronti a combattere, con eserciti decisi a conquistare nuove terre ad ogni costo. Per trionfare sugli avversari avrete bisogno di una tecnologia militare superiore, grandi generali ed eserciti esperti in tecniche di combattimento. Combinate tutto questo con la vostra abilità tattica e il campo di battaglia sarà vostro!Selezionate il vostro regno e lanciatevi alla conquista di tutta l'Europa: Inglesi, Francesi, Tedeschi, Spagnoli e Arabi vi aspettano per scontri all'ultimo sangue.Rinforzate le vostre truppe, selezionate la regione da attaccare, conquistate quelle ancora neutre ed infine proteggetevi per i turni successivi: potete simulare i combattimenti oppure viverli di persona, in questo fantastico RPG.Si gioca con il MOUSE.

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Cards Wars

Per vincere le guerre bisogna avere le carte giuste!Con Cards Wars sarete proiettati su uno scenario di guerra che vede coinvolta tutta l'Europa. Partite da una piccola penisola ed espandete il vostro dominio in lungo e in largo. Conquistate i territori vicini, attaccandoli direttamente dalla vostra provincia. Per poter impossessarvi del territorio dovrete distruggere almeno metà dell'esercito nemico. Rifornite il gruppo di soldati stanziati su un territorio prima dell'attacco successivo proprio come in una partita di Risiko.Si gioca con il MOUSE.

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Carcassonne - Last Stend

Carcassonne è il nome di una città francese celebre per le sue mura e fortificazioni. Essa ha ispirato questo gioco da tavolo in stile tedesco (partite brevi, meccaniche astratte).In questo gioco dovrete ricreare un paesaggio medioevale, posizionando ed accostando le tessere che rappresentano porzioni della città: una strada, un campo, o altre parti. Completate più parti dello scenario per accumulare i punti necessari a vincere la partita.Si gioca con il MOUSE. Per una spiegazione dettagliata delle regole CLICCATE QUI.

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Storm Ops 3

Il conflitto continua, questa volta in una nuova ambientazione medievale: ci sono nuove missioni a cui prendere parte nella guerra di Storm Ops! Le truppe nemiche hanno localizzato la vostra posizione e sono in avvicinamento. Dimostrate di essere degli ottimi arcieri e proteggete il castello dagli attacchi nemici. Allenatevi al tiro centrando i bersagli fissi e quelli in movimento, la precisione e la freddezza vi serviranno per colpire i nemici al momento opportuno.Si gioca con il MOUSE.

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Crush the Castle 2 - Players Pack

La comunità mondiale dei giocatori di Crush The Castle ha realizzato per tutti gli amanti di questo fantastico gioco tantissimi nuovi livelli. Cosa aspettate a provarli? A Crushtania aspettano solo voi!Iniziate subito una nuova partita oppure scegliete la modalità Undead Mode per affrontare ondate di zombie. Abbattete i castelli nemici nella modalità People's Empire oppure create il vostro castello con il Castle Builder.Si gioca con il MOUSE.

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Da Vinci Cannon

Lenoardo da Vinci è stato il più grande genio inventore della storia, ma alcuni suoi progetti si sono persi con il tempo.Riscoprite un'incredibile arma medievale, il Cannone Da Vinci, in questo gioco ispirato a Crush The Castle.Selezionate la potenza del congegno, l'angolo di tiro e abbattete, a suon di cannonate, il castello nemico. Riceverete un riconoscimento (medaglia d'oro, argento o bronzo) in base al risultato conseguito.Si gioca con il MOUSE: quando siete pronti a far fuoco, cliccate su un punto qualsiasi dello schermo per sparare.

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Stormy Castle

La battaglia con i regni vicini è iniziata, ma non vorrete mica arrendervi prima di combattere! Difendete il vostro castello dagli assalti dei nemici ad ogni costo! Dimostrate tutto il vostro coraggio con Stormy Castle.Organizzate per bene la strategia militare: rinforzate le truppe a protezione della porta d'ingresso, create nuove unità e lanciatevi poi all'attacco per violare il castello nemico. Se riuscite a sfondare le mura, la vittoria sarà vostra.Si gioca con il MOUSE.

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1066 - Guerra Medievale

L'Inghilterra durante il Medioevo fu per anni territorio di scorrerie e devastazioni dei Vichinghi. Il 1066 è la data più famosa della storia inglese: ossia quando Normanni guidati da Guglielmo il Conquistatore sconfissero l'esercito vichingo-sassone che da secoli occupava l'Inghilterra. Rivivete le epiche vicende di Hastings: prendete controllo dell'esercito sassone, di quello vichingo o di quello normanno e lanciatevi nella battaglia che ha cambiato la storia inglese. Cosa sarebbe successo se voi foste stati al comando delle truppe?Il gioco vi butta al centro dell'azione dandovi pieno controllo per ogni freccia scagliata, carica di cavalleria e posizione di difesa assunta dal vostro esercito. Una visuale suggestiva e un'animazione drammatica vi fornirà un ritratto distintivo di una vera guerra medioevale.Usate il MOUSE per giocare.

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La vita nel medioevo non era solo chiesa, politica e guerra, vi erano anche feste e passatempi.

Durante il giorno i nobili andavano a caccia di cervi o cinghiali coi cani, mentre col falcone cacciavano uccelli e lepri. Questa era il divertimento preferito dei nobili, uomini e donne, e solo a loro era concesso.

La sera a cena a volte ci si divertiva con musici e trovatori itineranti oppure giocando a scacchi o a dadi. Se vi era nei paraggi una compagnia di teatro, essa poteva essere invitata a recitare nel cortile del castello, più per divertire la servitù che per i signori, dato che la Chiesa condannava il teatro come disdicevole, a meno che non rappresentasse episodi del Vangelo o della Bibbia. Però la professione dell'attore era considerata infamante ed equiparata alla prostituzione. Nelle belle giornate festive popolo e nobili si divertivano anche a giocare con palla e bastoni, una specie di hockey sul prato antistante le mura.

Nelle grandi festività il signore concedeva la chiesa del castello ai suoi dipendenti come locale per danzare e far musica, pratica questa che la gerarchia ecclesiastica non vedeva di buon occhio. Ma la grande passione del medioevo era il torneo!

Le prime fonti scritte riguardanti i tornei e le giostre furono un prodotto del Feudalesimo e della Cavalleria e si riallacciano ai giochi  guerreschi popolari come fine di esercizio nell'arte militare, dei quali si fa menzione fin dall'epoca carolingia (IX secolo),  ma ben presto queste manifestazioni si diffusero nei Paesi circostanti e poi in tutta Europa.

La parola "torneo " si trova spesso usata nel senso di "giostra", indifferentemente, benchè "giostra" sia più propriamente un combattimento fra due cavalieri con lancia in resta e "torneo" un combattimento tra fazioni.

La paternità del torneo è attribuita a G. de Prèvilly, ma sembra che questi abbia solo fissato e regolamentato le norme che lo governavano.

All'inzio si trattava di combattimenti simulati, "allenamenti" per addestrarsi alla guerra che si tenevano in genere in primavera e nel corso dei quali il ferimento o la morte rappresentavano solo sventurati ... incidenti di gioco. Infatti, più che a uccidere l'avversario si mirava a prenderlo prigioniero, per poi chiedere un congruo riscatto. Gli scontri si svolgevano su grandi spazi, in aperta campagna, ed erano combattuti con lance ma anche con spade, mazze, scuri, pugnali e persino a mani nude.

La violenza degli scontri mise in allarme la Chiesa, che nel 1130 proibì i tornei perché troppo cruenti, scomunicando chi vi partecipava e negando una cristiana sepoltura ai disgraziati che vi morivano. Ma non durò molto: nel 1316 i tornei si erano a tal punto affermati come forma di spettacolo e di intrattenimento (in barba ai divieti vi partecipavano anche prelati, ma armati solo di bastoni o randelli per non spargere sangue) che anche la Chiesa ne prese atto, e ritirò il divieto.

I tornei erano scontri che mettevano in campo l'una contro l'altra due squadre, che potevano annoverare ciascuna decine di membri legati tra loro da affinità politiche, regionali o etniche. Il risultato erano zuffe e mischie furibonde, alle quali i cavalieri prendevano parte il loro seguito di scudieri e fanti. Con il passare del tempo, le regole divennero più rigide e lo scontro si trasferì dalle campagne alle città, dove furono creati appositi recinti. A seconda dei casi, i combattimenti potevano svolgersi con armi "cortesi" (cioè di legno o con le punte smussate) o con armi vere.

Accanto ai tornei di mischia crebbe rapidamente il successo delle giostre tra due soli contendenti: il modo migliore, per chiunque avesse soldi per comprarsi una armatura, di mettere in mostra il proprio valore. Anche le giostre vennero regolamentate sempre più rigidamente: per esempio, nel XV secolo, fu introdotta al centro del campo di gara una transenna che impediva lo scontro frontale. I cavalieri galoppavano l'uno contro l'altro in corsie parallele, con le lance saldamente stretta sotto l'ascella destra e fissate nella resta (un apposita appendice dell'armatura), tentando di colpirsi per disarcionarsi.

A seconda del regolamento in vigore, il combattimento poteva proseguire a terra ma, nelle giostre più "pure", chi cadeva da cavallo perdeva, e il vincitore - diremmo noi oggi - passava il turno. Non erano validi i colpi dell'elmo (per i quali si veniva squalificati) e le lance erano realizzate in modo da spezzarsi nell'impatto, allo scopo di rendere meno pericoloso il duello.

Ma anche allora qualcuno cercava di barare, "avvitando" l'armatura alla sella per non farsi disarcionare o utilizzando lance non regolamentari. Venne anche accentuato l'aspetto teatrale e ludico dei tornei, i cui partecipanti comparivano spesso travestiti in modo stravagante.

I tornei diventavano così gradualmente grandi feste pubbliche, patrocinate dall'alta nobiltà e dalla famiglia reale, per i quali rappresentavano uno strumento per mostrare il proprio potere e guadagnare le simpatia del popolo. Ma i tornei avevano anche un aspetto cortese, offrivano infatti molteplici occasioni per il corteggiamento amoroso. Il pubblico e in  particolare le dame facevano a gara nell'indossare splendide vesti e gioielli spettacolosi per stupire e far morire di invidia gli intervenuti dalle più lontane contrade: I'occasione della giostra o del torneo dava modo, infatti, alla gente di riunirsi anche se era necessario compiere un lungo viaggio.

Era possibile così scambiare idee, conoscere nuove persone e, cosa assai importante, notare qualche giovane particolarmente abile nel maneggiare le armi i cui servigi sarebbe stato bene accaparrarsi in tempo.  

Fra i tornei più famosi è il caso di citare quello del Pas de l'Arbre d'Or, tenuto nel 1468 per celebrare il matrimonio fra il Duca di Borgogna e la principessa Margherita, sorella di Edoardo IV d'lnghilterra.      Inoltre, quello del Chevalier Sauvage à la Dame Noire, tenuto ad Edimburgo nel 1508; quello tenutosi a Parigi nel 1559 in occasione delle nozze fra la principessa Elisabetta, figlia di Enrico Il di Francia, e Filippo Il di Spagna, durante il quale il sovrano francese venne gravemente ferito al punto da soccombere dieci giorni dopo; e la celebre disfida di Barletta, avvenuta nel 1503 fra tredici Francesi e tredici Italiani. Ricca è pure la letteratura che ha per argomento giostre e tornei: l'esempio più valido è costituito dalle Stanze per la giostra, ottave scritte dal Poliziano in occasione della vittoria riportata nel 1475 in un torneo da Giuliano de' Medici.

Come si è detto, giostre e tornei, inizialmente, avevano proprio lo scopo il mantenersi in esercizio nell'arte militare.

Essi nacquero per sottrarre i giovani (e anche i non più giovani) soprattutto all'influsso negativo che i lunghi ozi invernali avevano sul fisico. Bisogna infatti tenere presente che le campagne militari (occupazione principale dell'uomo di rango nell'alto Medioevo)  venivano tenute solamente nella bella stagione: con l'inizio dell'autunno gli eserciti venivano sciolti ed ognuno ritornava alla propria dimora. Rimaneva sì la possibilità di sfogare la propria esuberanza nelle cacce, ma anche queste erano attuabili dal mese di aprile al mese di ottobre: da novembre a marzo le uniche occasioni di menare le mani si potevano avere o contro i briganti di strada o contro orsi e lupi (occasioni, peraltro, non infrequenti a quel tempo!).

In generale, però, accadeva che il lungo inverno venisse passato nelle grandi sale dei castelli, davanti a tavole imbandite mentre negli ampi camini di pietra ardevano interi tronchi, e a smaltire il grasso e l'apatia non bastavano certo gli esercizi nelle sale d'armi.

Fu così che si pensò di trovare qualcosa che servisse ad esercitare i cavalieri nel nobile mestiere delle armi, nel maneggio del cavallo, della spada, della lancia e della mazza e si ritenne che nulla poteva esservi di meglio di quegli scontri che simulavano le battaglie, già in uso in epoca carolingia e che si trovano descritti, per esempio, nella Cronique di Nithard (842).

Le armi potevano essere di due tipi: da guerra (ossia appuntite e affilate) oppure "cortesi" (cioè spuntate e prive di taglio); nelle giostre e nei tornei venivano solitamente usate le armi cortesi.

Fra le armi più usate c'erano la spada, la mazza, la scure o ascia di guerra e la lancia. La spada era corta e spuntata, e la sua lama era di lunghezza non superiore a quella di un braccio teso (mano compresa), larga almeno quattro dita (perché non potesse passare attraverso la gabbia dell'elmo), di sezione romboidale e con un dito di spessore al taglio; per essere più leggera, senza perdere in robustezza, era scanalata.

La guardia della spada era formata da un'impugnatura munita di un pomo pesante e massiccio (che aveva la funzione di equilibrare la lama), di una coccia accartocciata e di una sbarra trasversale le cui estremità incurvate in avanti avevano li compito di bloccare il corpo dell'avversario. A volte il pomo poteva essere cavo e contenere quindi una reliquia o qualche particolare pegno: in questo caso tutta l'impugnatura dell'arma veniva appesantita per mantenerle le funzioni equilibratrici della lama. Una cinghia di cuoio a nodo scorsoio era attaccata al pomo e veniva fissata al polso del guanto di ferro del cavaliere.

La mazza (mazza d'arme) era un corto tubo cilindrico in cima al quale era fissata una massa pesante di ferro: questa massa poteva essere lenticolare (e allora era munita di spuntoni che la rendevano vagamente simile a un grosso riccio di castagna) o costolata, fissata saldamente al manico di sostegno oppure unita ad esso mediante una asta o una catena (in questo caso la mazza prendeva il nome di flagello). Con quest'arma il torneante doveva vibrare un certo numero di colpi all'avversario, sull'elmo e sul petto, al fine di stordirlo.

La scure o ascia di guerra era relativamente poco usata nei tornei: infatti, come arma cortese, i suoi risultati erano piuttosto scarsi. Poteva essere sostituita dal martello d'arme che, munito da un lato di una sorta di punta e dall'altro di una massa più pesante e squadrata, aveva realmente la forma di un martello e veniva utilizzato pressappoco come la mazza d'arme. Sia la scure sia il martello d'arme avevano il manico corto come quello della mazza, e impugnatura massiccia per bilanciare il peso della testa.

Ed ecco infine la lancia. Quella da torneo, a differenza di quella da guerra, aveva l'asta in legno di frassino in modo da potersi scheggiare con una certa facilità; era lunga circa quattro metri e poteva essere o semplicemente spuntata o tricuspidata, così da non offendere l'avversario colpito. Essa era inoltre munita di una rotellina paramano in metallo e di un anello di forma particolare che doveva servire da fermo contro la resta dell'armatura.

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Terminato l'armamento e issato in groppa al proprio destriero il cavaliere era pronto a scendere nella lizza. Fra un cupo clangore di lastre metalliche

egli dirigeva il cavallo verso la tribuna dei dignitari per il saluto, quindi passava davanti a quella delle dame per rendere omaggio all'eletta del suo cuore.

Dopo di che si recava davanti ai pali che reggevano gli scudi, eretti in fondo alla lizza, e con la lancia batteva contro gli scudi dei cavalieri con i quali desiderava cimentarsi: gli scontri sarebbero avvenuti nell'ordine. Poi egli si recava nuovamente al suo padiglione e attendeva di essere chiamato a combattere.

I primi scontri ad avere luogo erano quelli con la lancia. Per questi venivano applicati sulle corazze dei particolari pezzi di rinforzo al lato sinistro, più esposto all'urto della lancia.

Questo rinforzo era chiamato "guardastanca" ed era composto di uno spallaccio fisso che immobilizzava il braccio, il cui solo compito era quello di sostenere lo scudo e di obliquarlo all'occorrenza per far scivolare la lancia avversaria.

 

Durante gli scontri, allo scopo di attutire lo stridore del metallo contro il metallo (ma, probabilmente, più ancora per coprire le urla dei caduti) una sorta di concerto di trombe e tromboni eseguiva arie marziali.

Nel caso che i giudici del torneo ritenessero che un combattimento stesse divenendo troppo pericoloso, era loro facoltà interromperlo gettando nella lizza il segno della loro autorità (un dardo o uno scettro) e ordinando ai suivants d'armes di separare i combattenti.

Oltre agli scontri ufficiali (che, per quanto si utilizzassero armi cortesi, erano sempre piuttosto violenti dato che il peso complessivo dei due contendenti si aggirava sui 1100-1500 chili e le loro velocità, sommate, sui 70-100 chilometri) se ne tenevano altri che erano di puro divertimento e consistevano in esercizi di destrezza e di abilità, condotti con armature di cuoio o di stoffa imbottite (dette da gioco) e con bastoni e mazze di legno.

Qui il fine non era tanto quello di abbattere l'avversario quanto piuttosto di dimostrare le proprie conoscenze nelle mosse da impiegare. Essendo assolutamente incruenti questi tipi di scontri erano molto praticati dai giovanissimi e per questo assai seguiti dal popolino e dalle damigelle che vi trovavano una fonte di divertimento tranquilla e senza cruente sorprese.

Di solito le giornate del torneo si concludevano la sera nel castello del signore con una sontuosa festa, in cui venivano onorati i vincitori delle gare che si erano svolte durante il giorno.

Si trattava di splendide riunioni, rutilanti di costumi, scintillanti di gioielli, durante le quali dame e cavalieri si sedevano a banchettare (ma il banchetto più fastoso era, come vedremo, quello con cui si chiudeva ufficialmente il torneo) e quindi si dedicavano alle danze. Per aumentare il divertimento e inserire un più piacevole elemento di sorpresa, spesso ci si mascherava con maschere grottesche che venivano tenute davanti al viso mediante appositi manici.

II gusto della mascherata, dello spettacolo, non era, del resto, limitato alla festa.

Negli stessi scontri del torneo, per esempio, si ricorreva a "effetti" particolari per aumentare la sensazione, e rendere maggiore l'attrazione simulando il più possibile una cruenta realtà.

Fra l'altro, nelle giostre fra due contendenti era assai apprezzato l'utilizzo di questo trucco: sul pettorale dell'armatura veniva disposta, abilmente dissimulata, una fiaschetta di pelle contenente vino o sangue di qualche animale (di solito una gallina) la quale, colpita ad un certo momento dello scontro, lasciava uscire il liquido che conteneva in modo da far credere il colpito gravemente ferito.

Come già si è detto, mentre le giostre erano scontri fra due soli avversari, i tornei si svolgevano fra più fazioni di cavalieri: essi avvenivano senza barriera e costituivano lo spettacolo più atteso dal pubblico. I cavalieri si disponevano su due file, una di fronte all'altra a una distanza inferiore a quella di un tiro di balestra; dato il segnale, essi si precipitavano al galoppo al centro del campo e la meslee, la mischia, aveva inizio.

A questo punto va ricordato che si effettuavano anche combattimenti a piedi e che scontri di questo tipo erano piuttosto frequenti nei tornei. Essi venivano combattuti con un'armatura speciale, munita del "tonello " (una specie di gonnellino metallico che si agganciava intorno alla vita a maggior protezione del ventre); sempre a maggior protezione del ventre, quando non veniva usato il tonello, la parte mediana dell'armatura era ulteriormente rinforzata con una specie di braghetta.

Durante il combattimento a piedi venivano impiegate armi come lo spadone a due mani o a una mano e mezza, e la mazza. Questo tipo di contesa fu assai amata da un grande sovrano, Enrico VIII d'lnghilterra, che lo praticava con regolarità e studiava di volta in volta le migliorie da apportare all'armatura.

Ma non è adire che, con la loro abolizione, giostre e tornei siano del tutto scomparsi: i duelli, tanto in voga nel XVIII e XIX secolo, i vari tipi di gara che si usano ancora ai giorni nostri ne sono i derivati, gli elaborati, e certo non sono meno cruenti dei loro antenati; anzi, forse a morti e feriti oggi stiamo molto peggio di allora perchè spesso, troppo spesso, anche il pubblico rimane coinvolto del tutto innocentemente. Autentico cimelio di età perdute, rimasto intatto sia pure dopo che tanti secoli sono trascorsi, è invece un tipo di giostra che si corre tuttora in Toscana in quella stessa Piazza Grande di Arezzo in cui veniva corsa nel XIV e XV secolo: la Giostra del Saracino.

Si tratta, oggi, di uno spettacolo folcloristico che attira ancora un grande pubblico così come lo attirava nel Medioevo. Esso deriva da un tipo di giostra diffusa fino al XVII secolo in tutta Europa e conosciuta con il nome di "quintana". "Quintana" (ma anche "buratto" o "saracino" ) era chiamato un fantoccio di legno raffigurante di solito un turco con turbante e barbaccia, che con un braccio (rigido) reggeva uno scudo di legno e con l'altro (articolato) una lunga mazza piuttosto pesante; questo fantoccio era montato su un perno in modo da ruotare su se stesso e veniva posto al centro di un grande spiazzo. I giostranti, a cavallo e muniti di lancia, dovevano galoppargli contro a gran velocità e colpire correttamente il centro dello scudo sottraendosi poi con abilità alla mazza che il fantoccio, costretto a ruotare velocemente dal colpo, faceva turbinare tutt'intorno a se: e spesso, nonostante agili contorsioni e un galoppo sfrenato, il cavaliere veniva (e viene!) disarcionato da una violenta mazzata fra le spalle.

Il Gioco dei Dadi

Il gioco dei dadi, nelle sue varie forme, era fra i giochi più praticati nel medioevo.
I dadi sono oggetti ludici di origine molto antica; in epoca romana il sostantivo alea indicava il dado con sei facce, in seguito la stessa parola assunse il significato di “gioco dei dadi” e successivamente definì qualsiasi gioco basato sulla fortuna. Successivamente per indicare il dado fu coniato il termine di taxillus: il nome deriva dalla parola talus, cioè l’ossetto del piede posteriore degli agnelli chiamato anche astragalo. Gli ossetti ricavati dagli agnelli venivano utilizzati durante le festività pasquali per giocare; presso i popoli indo-germanici erano invece adoperati per interrogare il destino e riceverne il responso.
I dadi potevano essere in legno o in metallo, ma quelli più ricercati erano quelli in osso pesante poiché rotolavano meglio. Il gioco dei dadi, praticato da tutti i ceti sociali, non era reputato adatto ad un sovrano; le miniature del libro di Alfonso X, raffigurano solo personaggi di basso livello sociale o cavalieri denudati che giocano con i dadi.
 

Il Gioco degli Scacchi

Le prime testimonianze scritte di epoca medievale sul gioco degli Scacchi risalgono intorno all’anno 1000 d.C. e sono di provenienza iberica dato che in questa regione fu forte l’influenza degli arabi. Tantissimi poemi citano il gioco degli Scacchi come il componimento francese “Les échecs amourex”, che vanta 30.060 versi unicamente incentrati su questo gioco ma è grazie al frate Jacopo da Cassole dell’ordine dei Domenicani, morto verso il 1325, che il gioco degli Scacchi conobbe una rinascita dopo la proibizione di giocarci promulgata da Papa Alessandro II verso la fine del IX secolo. Infatti il frate nel trattato “Liber de moribus hominum et officiis nobilium super ludo schacorum” utilizza gli Scacchi come fonte di ammaestramenti morali.

I primi veri e propri trattati Scacchistici ebbero come unico argomento la problemistica; ovvero la risoluzione precostruita di pezzi sulla Scacchiera che potevano portare alla
vittoria o al pareggio di uno dei due schieramenti attraverso difficili sequenze di mosse.
Celebri sono i codici miniati Bonus Socius e Civis Bononiae. Nella Biblioteca Nazionale di Firenze è conservato un esemplare del primo codice su pergamena e presenta 194 problemi Scacchistici. Altro codice miniato importantissimo e il Tractatus partitorum Schachorum Tabularum et Merelorum Scriptus anno 1454 conservato nella Biblioteca di Modena. Il codice è costituito da 347 fogli finemente decorati; le soluzioni sono riportate sia in latino che in antico volgare lasciando sottintendere una vasta diffusione del gioco in ogni ceto sociale e culturale.


Nel medioevo il gioco classico degli Scacchi differisce con quello odierno per i movimenti di alcuni pezzi:

1. La Regina può muovere di un solo quadrato e in diagonale; nella sua prima mossa può muovere di tre quadrati in diagonale e “saltare” sopra altri pezzi;

2. Gli Alfieri muovono in diagonale di soli tre quadrati;

3. i Pedoni possono, nella loro prima mossa, muovere di tre quadrati ma solo se non è stata fatta ancora nessuna cattura.

Nel medioevo la Scacchiera non presentava i quadri bianco e nero ma era monocroma.

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