Crea sito

Assisi (LA FORTEZZA)

Lo sperone del Monte Subasio su cui sorge Assisi domina la pianura del fiume Chiasco e Topino, guarda la confluenza di quest'ultimo con il Tevere e controlla quindi tutta la pianura fluviale a sud di Perugia: una posizione strategica che non sfuggì ai Longobardi, né agli Svevi e men che meno all'Albornoz, che ottenne il giuramento di fedeltà degli abitanti nel 1362, lo stesso anno in cui diede inizio alla costruzione della rocca.

Terminata solo nel 1365, fu rafforzata e consolidata nei secoli seguenti in particolare nel mastio e nella torre dodecagona. Così come appare oggi, la fortezza è frutto di sovrapposizioni e aggiustamenti continui, evidenti per esempio nel torrione cinquecentesco dalla tipica forma tondeggiante, in palese contrasto con le linee verticali e squadrate del corpo principale.

Rimane comunque incerto il nome del primo architetto che affiancò il cardinale Albornoz nei lavori di costruzione: alcuni studioni indicano il conte Ugolino di Montemarte, mentre altri propendono per Matteo Gattapone.

Sito Web: www.comune.assisi.pg.it

Assisi (ROCCA MAGGIORE E ROCCA MINORE)

 ESCAPE='HTML'
 ESCAPE='HTML'

La Rocca Minore, sorge sull’altura a destra della Rocca Maggiore alla quale, un tempo, era collegata da mura percorribili.

Rispetto alla Rocca Maggiore, è però di epoca più recente.

E’ conosciuta anche col nome di Rocchicciola, o di Cassero di Sant’Antonio, dal nome alla confraternita di Sant’Antonio e San Giacomo che si trova presso la porta dei Cappuccini sotto la rocca stessa.

Le due rocche dominano Assisi dall’alto e sono collegate da una lunga muraglia, sotto la quale esisterebbe un percorso segreto.

Le prime notizie sulla Rocca Maggiore risalgono al 1174, quando fu ricostruita  in seguito alla conquista di Assisi da parte delle truppe imperiali guidate da Cristiano di Magonza (1174); ma essa forse già esisteva in epoca longobarda. E’ quindi probabile che – sui resti di una fortificazione preesistente – la Rocca sia stata ricostruita dagli Svevi, come castello feudale: si narra anche che Federico di Svevia – il futuro imperatore Federico II – vi abbia soggiornato in gioventù, ospite di Corrado Lutzen.

La Rocca si staglia sul colle che sovrasta Assisi: al di sopra delle sue mura spicca il Maschio, da cui si gode uno stupendo panorama della città e della Valle Umbra, da Perugia a Spoleto. Sin dai tempi più antichi, il luogo ove sorge la fortezza era considerato sacro ed essenziale alla difesa dell’abitato.

Nel 1198 il castello fu distrutto a seguito di una rivolta popolare per impedire che cadesse nelle mani di un governatore  pontificio: non a torto, gli assisani vedevano in esso un simbolo dell’oppressione imperiale.

La Rocca fu ricostruita nel 1365 dal cardinale Egidio Albornoz (allora impegnato nella sottomissione delle principali città della penisola) come punto di avvistamento: ne uscì un tipico esempio di architettura militare medievale. Da allora, la Rocca fu protagonista di ogni tentativo di conquista nell’alternarsi al governo della città dei vari signori ed il suo ruolo difensivo accrebbe nel tempo con modifiche nella struttura e con la costruzione di torri e bastioni.

Successivamente all’Albornoz, la Rocca fu ampliata e modificata da Biordo Michelotti (1395-98), dal Piccinino (1458), da Pio II (1460), da Sisto IV (1478), da Paolo III (1535) ed assunse un aspetto davvero imponente .È tradizione che la vetta del colle fosse occupata da una acropoli sin dall’epoca più antica, ma che fosse devastata nel 545 dal re goto Totila.

Nel ’600, la Rocca fu completamente abbandonata per rimanere quasi intatta fino al nostro secolo.

La fortezza voluta dall’Albornoz fu più volte ampliata con l’aggiunta di bastioni, ma venne devastata dalla popolazione in seguito all’unità d’Italia (1859).

Oggi è aperta ai sempre più numerosi visitatori; dalle sue torri si offre un panorama tra i più ampi e suggestivi di tutta l’Umbria: Assisi raccolta ai suoi piedi, la splendida Valle Umbra. 

I suggestivi saloni ospitano ricostruzioni tematiche ispirate alla vita medioevale.

Sito Web: www.visit-assisi.it

Capodacqua (LA ROCCA DEI TRINCI)

LA ROCCA DEI TRINCI

Capodacqua, una cittadina della zona di Foligno, è situato in una valle appenninica alla confluenza tra il Fosso del Colle e Fosso della Valle di Collelungo.

A breve distanza dal centro del paese sorge l'antica fortezza. All'interno della fortezza ci sono resti di altre strutture, tra cui una torre di guardia e una cappella. L'intero complesso è dominato da un'imponente torre di pietra pentagonale merlata guelfa per 32 metri di altezza.

Uno dei primi documenti in cui si parla della città è una pergamena del 5 Gennaio 1229, in cui Rinaldo, cardinale di Sant 'Eustachio e Camerlengo di Santa Romana Chiesa, delegato Alberigo, un giudice di Topino valle, per raccogliere le informazioni necessarie per una causa tra il Capitolo della Chiesa di Assisi e due signori della contea per il possesso del castello di Serra di Valtopina: Napoleon da d'Armezzano e Bernardo da Capodacqua. La località, che certamente esisteva una zona fortificata, è chiamato anche nella Cronaca di Perugia in cui si riferisce che in data 13 maggio 1289, le truppe da Perugia e Todi, devastarono i castelli di Foligno, tra cui Colfiorito Capralita e Capodacqua.

La fortezza attuale fu costruito da Ugolino III (XVI) Trinci nel 1387 su una piccola collina circondata da cipressi vicino ad un fiume rigoglioso, per proteggere il diverticolo di Colfiorito considerata di vitale importanza strategica. Questo imponente edificio difensivo, il 18 giugno 1413 fu gravemente danneggiato dalle truppe di Ladislao d'Angiò, re di Napoli: il monarca ha voluto vendicarsi di Ugolino come lui era al servizio di Firenze e aveva sconfitto i suoi soldati. Dal 1445 divenne la residenza estiva della Curia di Foligno, nel 1450 viveva il vescovo Antonio Bolognini (1444-1461) ordinò la costruzione della chiesa di Santa Maria delle Grazie di Rasiglia. Nel 1573 la rocca e il borgo contati trentadue famiglie. La fortezza fu in seguito, un possedimento della famiglia Gentili Spinola che contava tra i suoi membri, Antonio e suo fratello Giovanni Battista come membri della Zecca papale a Foligno nel 1794-1796.

Una struttura forma a ferro di cavallo, seguendo l'andamento della collina su cui cima si erge la torre pentagonale alta merlata guelfa. Solo pochi resti del muro sono lasciati, nonostante i giudici di Foligno aveva più volte fatto rafforzano opere su di esso a partire dal XVI secolo.

Sito Web: www.roccadeitrinci.it

Castel Ritaldi (CASTEL SAN GIOVANNI)

 ESCAPE='HTML'

Il paese antico e tutto dentro le mura quadrate. Le robuste torri angolari-cilindriche sono ben conservate. ll castello del 1300, e il meglio conservato della piana spoletina.

Sulla grande porta ad arco, uno stemma cinquecentesco papale (chiavi e mitria triregno), con la scritta: "DOM SPOL" (dominio spoletino). Fino alla seconda guerra mondiale il castello era circondato da un fossato. Sulla porta sono evidenti tracce dell' antico ponte levatoio. Nell' interno, su un rialzo, la chiesa dedicata al Santo del secolo XIII, più volte rimaneggiata, con una bella porta cinquecentesca e con affreschi di scuola umbra.

Nel 1400 fu occupato da Ugolino IX Trinci. Fino al 1474 era di Trevi; gli spoletini.

Approfittando della sede vagante, per la morte di Alessandro VI. lo fecero prendere dal venturiero Saccoccio il 15 settembre del 1503, dal momento che il castello le si era volontariamente sottomesso l'anno precedente.

Giulio il Breve lo restituì a Trevi, al quale egli stesso nel 1474 lo aveva donato, quando era legato a Spoleto. Morto il Papa gli spoletini corsero a riprendere S. Giovanni.

Ci fu battaglia sotto Trevi, fu distrutta la torre dei Molini e, pure questi, devastati, ma il castello fa tenuto dai Trevani. Nel 1520 Leone X dette l' autonomia al castello.

Sito Web: www.castelritaldiplanet.it

Castel Ritaldi (CASTEL RITALDI)

Sorto probabilmente come pagus romano, lungo il percorso che da Spoleto porta a Montefalco, Castel Ritaldi, prende il nome dallo splendido castello. Insieme ai borghi medievali di Colle del Marchese e Castel San Giovanni faceva parte di un territorio denominato "Normandia".

Qui nel XI secolo normalmente risiedeva un visconte il quale esercitava poteri amministrativi su questo territorio che comprendeva numerosi Castelli di cui alcuni tuttora abitati, altri parzialmente in rovina.

Verso la fine del XII secolo il castello fu distrutto causa delle guerre che videro contrapposti il potere imperiale e quello della Chiesa, ma nel 1213 era interamente ricostruito.

Nel 1360 il cardinale Albornoz prese il castello e lo munì di forti mura, quelle che ancora restano, quasi intatte, con le torri esterne quadrangolari, le feritoie e le buche da bombarda. Dopo il XIV secolo, all'interno degli alti bastioni si formò il paesino con le sue vie strette.

Le case medievali, in pietra calcare, hanno porte e finestre con arco tondo e acuto.

Nel 1499 Castel Ritaldi vide la visita di Lucrezia Borgia, all'epoca governatrice di Spoleto che così volle sottolineare la lealtà del castello. Il castello, ben conservato, è un perfetto rettangolo incluso in un sistema circolare, la facciata è caratterizzata a sinistra da una torre circolare e a destra da una torre quadrangolare. Insieme chiudono l'anfiteatro formato dalle mura rientranti che si affacciano sulla piazza del paese dove si trova la chiesa di San Nicola con affreschi attribuibili allo Spagna o al Melanzio.

Sito Web: www.castelritaldiplanet.it

Castiglione del Lago (LA ROCCA DEL LEONE)

 ESCAPE='HTML'

Una delle più spettacolari cinte murarie merlate guelfe si trova a Castiglione del Lago, nella provincia di Perugia, e cinge la locale Rocca del Leone.

Alcuni ipotizzano l'esistenza di un maniero, in loco, fin dalla caduta dell'Impero Romano.

La storia medievale della fortezza è segnata da un lungo periodo di distruzioni e rifacimenti che si susseguirono nell'XI e nel XII secolo. Nel Duecento Federico II affidò la costruzione di una nuova struttura a frate Elia Coppi da Cortona e all'architetto senese Lorenzo Maitani.

La rocca, di forma pentagonale, ha un mastio triangolare alto circa 30 m, quattro torri e tre porte.

Dai camminamenti delle torri si gode di un magnifico panorama sul Lago Trasimeno.

Nell'età di Mezzo fu una delle fortificazioni più importanti dell'Umbria.

Sito Web: www.comunes.castiglione-del-lago.pg.it

Città della Pieve (LA ROCCA)

 ESCAPE='HTML'

La rocca di Città della Pieve si trova al centro dell’abitato. Fu costruita perché, a seguito delle ripetute ribellioni da parte della città stessa, costantemente ghibellina, Perugia decise, nel 1322, di edificare una rocca per controllare meglio l’intera città e per dare più sicurezza alla propria guarnigione.

Fu progettata dei senesi Lorenzo ed Ambrogio Maitani e fu eretta in corrispondenza della cinta muraria, di fianco alla porta Perugina.

La pianta, quadrata, ha quattro pittoresche torri angolari, di cui una, purtroppo, mutila, come pure il mastio. In origine era circondata da un profondo fossato e da uno steccato in legno.

Nel cortile venne costruita un’ampia cisterna per consentire l’approvvigionamento di acqua durante l’assedio. Una simile struttura militare, costruita a prova di massima sicurezza, favorì successivamente l’insediamento di Capitani di Ventura quali Biordo Michelotti e Braccio Fortebraccio da Montone.

Nel XV secolo la rocca subì numerosi interventi di restauro: nel 1471 sotto la direzione dell’architetto perugino Polidoro di Stefano, nel 1474 con l’architetto lombardo Gasparino di Antonio e nel 1490 altri lavori condotti da Fino d’Ugolino da Perugia.

All’interno della rocca furono strangolati Paolo Orsini e il Duca di Gravina dopo la storica congiura ai danni del Valentino. A partire dal 1529 con il Cardinale Coppi detto il Tranese la rocca perse le sue funzioni difensive e divenne sede di Governatori Perpetui.

In quell’occasione fu edificata in cortile una residenza per i nuovi magistrati, mentre le torri venivano adibite a carcere ed abitazione di guardie e soldati. Il nuovo edificio si affacciava anche all’esterno tramite una loggia, oggi tutt’ora esistente.

Sito Web: www.cittadellapieve.org

Città di Castello (CASTRUM FELICITATIS)

 ESCAPE='HTML'

Città di Castello, posta su una lieve altura, è il centro più importante e popolato dell' Alta Valle del Tevere.

Le prime capanne su palafitte vennero costruite su isolotti del lago Tiberino, ormai ampiamente ritiratosi.

Fu fondata con molta probabilità dagli Umbri che agli inizi del I millennio a.C. si stabilirono in Italia centrale e la denominarono Tiferno. Nel VII secolo a.C. circa ebbero scambi comerciali con il popolo degli Etruschi che erano penetrati fino alla sponda destra del Tevere.

Nel 295 a.C. Roma sottomise Tiferno (battaglia di Sentino) denominandola Tifernum Tiberinum.

Alla fine del I secolo divenne un fiorente e ricco municipio, abbellito con edifici pubblici e templi dal potente Plinio il Giovane, che vi possedeva vasti latifondi oltre ad una villa situata nei pressi dell' odierna località di Lama. In seguito alla riforma di Diocleziano (285-305 d.C.), il territorio tifernate fu incluso nella provincia Tuscia et Umbria sotto la diretta amministrazione romana. L'arrivo del Cristianesimo viene tradizionalmente associato alla predicazione di Crescentino (o Crescenziano), vissuto tra il III e il IV secolo e martirizzato sotto Diocleziano in località Pieve di Saddi, ma il primo Episcopus Tifernas ricordato è Eubodio della metà del V secolo.

La Città fu quindi completamente distrutta dai Goti di Totila nel VI secolo, ma fu ricostruita e fortificata per volontà del vescovo Florido (odierno patrono della Città). Nell' VIII secolo durante il periodo longobardo fu chiamata Castrum Felicitatis, quindi Civitas Castelli (X sec.), dal quale derivò intorno al 1100, con l' istituzione del Comune, l'attuale Città di Castello.

Fu libero Comune di parte Guelfa molto potente ed estese il suo dominio sui territori confinanti fino al di là dell' Appennino. Testimonianza di questa sua forza e potenza sono i due splendidi palazzi dei Priori e del Podestà, progettati dall' architetto Angelo da Orvieto. Governata quindi dai Pietramala, nel 1323 passò nelle mani di Brancaleone Guelfucci, nel 1422 venne conquistata da Braccio da Montone, quindi dalla seconda metà del '400, terminata la signoria dei Fortebracci, tra le famiglie emergenti in ambito cittadino, i vari Giustini, Fucci, Tarlantini, Abbocatelli, Albizzini, ebbe la meglio quella dei Vitelli, così la Città fu Signoria della famiglia Vitelli. Desiderosi di conferire un nuovo volto alla Città, oltre a testimonianza del loro potere, la ingentilirono con eleganti palazzi, chiese e monumenti, simbolo ancora oggi della raffinata architettura toscana dell' epoca. Le feste, invece contribuirono a fare della Città "un luogo di molto piacere" dove "vivono infiniti letterati et valentissimi dottori" e ad alimentare la fama degli abitanti quali "gente ospitale e munifica", sopratutto le Solennità Floridiane con tornei, giostre e spettacoli. Fatta eccezione che per un breve periodo signoria del duca Valentino, che per impadronirsi del potere aveva fatto assassinare Vitellozzo Vitelli durante il sanguinoso convegno di Senigallia del 1502, la famiglia Vitelli governò la Città per tutto il '500.

Città di Castello, quindi passò sotto la giurisdizione dello Stato della Chiesa fino al 1798, quando le truppe cisalpine entrano in Città. Al loro seguito arrivarono i Francesi che la spogliarono delle migliori opere d'arte. Dopo un anno venne ristabilito il potere pontificio.

Sito Web: www.cittadicastelloturismo.it

Civitella Ranieri (IL CASTELLO DI UMBERTIDE)

Civitella Ranieri è uno dei luoghi più suggestivi e maestosi dell’Umbria.

Costruito sopra un colle nei pressi della strada Gubbio - Umbertide in posizione strategica per la vicinanza con Perugia, Gubbio e Città di Castello è stata nei secoli di importanza strategica.

Civitella Ranieri, non è solo un Castello, ma è una contea appartenente ai nobili Signori Ranieri, ed è circondata da un bosco secolare che conferisce alla fortezza un fascino magico.

È costituito da torri rotonde, a scarpata, con archi aggettanti che si ripetono sulla facciata, tutta percorsa da beccatelli, nel cui interno si trovano le finestre.

Il tutto è recintato da mura che permettono l’accesso interno attraverso due porte una a sud ed una a nord. La porta a nord è la più antica e conserva i resti di un ponte levatoio.

L’ attuale castello sorge nel luogo di un primitivo insediamento militare, vicino alle abbazie di Camporeggiano e San Salvatore, la cui costruzione venne iniziata nel 1078 ad opera di Raniero, fratello del duca Guglielmo di Monferrato.

L’opera venne portata a termine dal figlio Uberto che fece costruire una "cittadella".

Di qui l’origine del nome “Civitella”.

Sito Web: www.umbertideturismo.it

Gualdo Cattaneo (LA ROCCA DEI BORGIA)

Il monumento più importante è la Rocca, una fortezza triangolare con un mastio centrale e due rondelle laterali comunicanti tra di loro attraverso un sistema di cunicoli sotterranei.

Fu costruita tra il 1494 e 1498, per volere della città di Foligno, su progetto di Francesco di Bartolomeo di Pietrasanta.

La Rocca, che nel corso del tempo non ha subito interventi di rilievo, conserva immutato il suo aspetto originario. Una prima versione della Rocca, preesistente alla conquista da parte della città di Foligno, venne fatta distruggere nel 1439 dal Cardinale Fiorentino Patriarca di Alessandria. La chiesa dei SS. Antonio e Antonino, costruita nel 1260, ha subito attraverso i secoli vari rifacimenti. Della costruzione originale restano la cripta, alcuni bassorilievi sulla facciata e l'abside. All'interno si conserva una tavola a tempera del 1350 di scuola umbra-senese, raffigurante la Madonna col Bambino, opera proveniente dalla chiesa di Sant'Andrea. Molto suggestiva e valido esempio di architettura romanica, è anche la cripta dove sono ancora custodite le spoglie dei due Santi e del Beato Ugolino.

La chiesa di S. Andrea, una delle più antiche di Gualdo Cattaneo, pagava le decime già dal Duecento. La struttura esterna, in conci di arenaria, è in buono stato di conservazione, mentre l'interno ha subito molti danni agli stucchi cinquecenteschi. In una posizione panoramica e isolata, specifica, a ridosso della cerchia muraria, uno spazio i cui elementi (scale, scalette, viottoli, orti pensili) sono nel loro insieme un esempio dell'urbanistica di un tempo.

Di notevole rilevanza artistica la Crocifissione del 1482 della scuola di Nicolò di Liberatore detto l'Alunno, affresco conservato nella chiesa di Sant'Agostino. Ma Gualdo Cattaneo, oltre a custodire dentro le sue mura quattrocentesche questi gioielli, merita il nostro interesse anche per il sistema dei castelli, un itinerario che si snoda per oltre 50 km toccando ben 9 castelli.

L'itinerario parte da Pozzo, un castello immerso nel verde degli ulivi, che prende il nome proprio dalla secolare cultura dell'olio, prodotto in tale quantità da non poter essere più contenuto in un pozzo. Da Pozzo si passa poi al castello di Cisterna fondato intorno al duecento che conserva intatta la sua fisionomia di insediamento fortificato.

Poi è la volta di Marcellano, castello colonizzato al tempo di Augusto da un discendente della gens Marcella ricco di chiese trecentesche e cinquecentesche. Spetta invece al console romano Lucio Lucinio Sura il nome del castello di Saragano (in origine Suragano).

Dal castello di Saragano ci spostiamo a Ceralto, la cui singolare ubicazione, la tipologia architettonica, l'assoluta pace che vi regna, ne fanno un'isola felice fuori dal tempo.

Il pezzo pregiato che si incontra lungo il percorso di questo straordinario museo all'aperto è Barattano, nel sistema dei castelli gualdesi, l'archetipo più marcato.

Il nostro itinerario prosegue poi in direzione di Torri, dove è possibile ammirare, nel bel mezzo di ampi boschi di querce, nella chiesa di S.Giuseppe due tele del '600.

Sul versante opposto, troviamo il castello di San Terenziano, di cui il primo nucleo andò formandosi ed ampliandosi in età augustea, agli albori dell'impero romano.

San Terenziano è oggi famosa per l'arte degli scalpellini. Artigiani che da generazioni lavorano la pietra rosa, traendone elementi architettonici che trovano spazio nei giardini e nelle case in tutto il mondo. Di particolare fascino il Sentiero degli Scalpellini. Un percorso a piedi tra natura e storia che porta indietro nel tempo. La visita ai castelli si chiude con Grutti.

Eretta nel corso del sec. XI, oggi Grutti conserva salda e forte l'immagine del passato.

Iniziata nel 1494, era stata progettata secondo i canoni militari dell'epoca, in cui l'avvento delle artiglierie stava mutando sostanzialmente l'aspetto di tutte le strutture difensive. La Rocca chiamata "Dei Borgia" in onore di Papa Alessandro VI, fu portata al termine nel 1500 e alla sua costruzione si alternarono diverse maestranze.

Il primo castellano fu Giovanni I Olivieri da Foligno che era obbligato a risiedere permanentemente nella rocca con tutta la guarnigione. I discendenti di Giovanni acquisiranno il feudo di Frecco (Valfabbrica) Perugia fu sempre contraria all'opera difensiva, tanto da inviarvi un contingente militare guidato da Orsini per abbatterla; vani furono gli assalti, sia per la validità della struttura , concepita per resistere autonomamente anche a un lungo assedio, sia per il coraggio del comandante Crispoldi di Foligno.

Sito Web: www.turismogualdocattaneo.it

Gualdo Tadino (LA ROCCA FLEA)

 ESCAPE='HTML'

La Rocca Flea è sede del Museo Civico.

Il suo nome, derivato dal vicino fiume Flebeo, poi chiamato Feo, compare già in documenti del XII secolo. Con il succedersi delle diverse dominazioni imposte alla città, vi si insediarono dapprima le milizie di Federico Barbarossa, poi quelle del papa e, nel 1208, quelle della guelfa Perugia.

Danneggiata dai molti conflitti, venne restaurata da Federico II intorno al 1242. Nel 1350, quando Gualdo Tadino fu nuovamente assoggettata da Perugia, iniziò la costruzione del cassero, sul quale, infatti, insieme all´emblema cittadino, figura il grifo perugino. Nel XVI secolo divenne la residenza dei legati pontifici e gli ambienti interni furono di conseguenza adattati e decorati con affreschi.

Sito Web: www.roccaflea.com

Magione (IL CASTELLO DEI CAVALIERI DI MALTA)

 ESCAPE='HTML'

Il Castello dei Cavalieri di Malta a Magione risale agli anni 1150-1170.

Nato come hospitium per i pellegrini che si recavano a Roma o Gerusalemme, e che percorrevano la vicina via Francigena verso Santiago de Compostela, la costruzione originale era costituita da due soli lati (forma ad L) e comprendeva una torre campanaria ed una cappella dedicata a San Giovanni Battista. Tuttavia per evidenti ragioni di sicurezza, di discrezione ed isolamento l'ospedale assunse fin dall' inizio una fisionomia castelliforme e l'originaria pianta ad "L" fu in seguito completata con l' aggiunta di due robusti muri di cinta provvisti di due torri angolari.

Il castello, uno dei più belli dell'Umbria, con i suoi torrioni, le sue mura ed una imponente Torre quadrata, è frutto di un rifacimento quattrocentesco attribuito al bolognese Fieravanti Fieravante il quale ampliò un castello precedente, incorporando l'antica abbazia del XII sec., residenza dei Templari.

Il castello, oggi di proprietà dei Cavalieri di Malta, restaurato pochi anni fa, oltre la bellezza architettonica, custodisce all'interno pregevoli affreschi del '500. Nella parte più antica si trova la chiesetta dedicata a San Giovanni Battista in stile romanico, con volta a botte, al suo interno si conservano due affreschi di pregevole fattura. Probabilmente di scuola pinturicchiesca, del sec. XVI, essi rappresentano una Natività, quello a sinistra dell' ingresso, e una composizione con al centro la Vergine e il Bambino, San Giovanni Battista, patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta, e San Giacomo, patrono e protettore dei pellegrini, a destra.

Si pensa che a commissionare questi due affreschi sia stato il Cardinale Giovan Battista Orsini, commendatario del Castello magionese nel 1502. Nel Castello dimorarono a più riprese pontefici, sovrani ed altri illustri personaggi che, nel corso dei secoli, si trovarono a passare lungo l'importante strada tra Perugina e la Toscana.

Nel 1502, inoltre, vi si tenne la congiura ordita da alcuni nobili dell' Italia ai danni di Cesare Borgia, la "dieta alla Magione nel Perugino" della quale parla Macchiavelli ne "Il Principe".

Oggi sede amministrativa dell' omonima azienda agricola, il castello è, da sempre, residenza estiva del Principe e Gran Maestro del Sovrano Militare Ordine di Malta che solitamente ama trascorrere qui il mese di settembre.

Sito Web: www.castellodimagione.it

Monterone (IL CASTELLO)

 ESCAPE='HTML'
 ESCAPE='HTML'

Immerso nel verde della campagna umbra, a due passi da Perugia, il Castello di Monterone è stato definito un libro di pietra, impreziosito com’è da un’ampia varietà di antichi frammenti incastonati nelle mura, appartenenti a periodi diversi, dall’epoca etrusca all’età romana, dal periodo medievale al Rinascimento.

Una delle numerose iscrizioni presenti nel Castello sembra confermare la tradizione che vuole l’appartenenza di questa struttura all’ordine dei Templari.

Sito Web: www.castellomonterone.com

Perugia (LA ROCCA PAOLINA)

 ESCAPE='HTML'
 ESCAPE='HTML'

La Rocca Paolina è una fortezza fatta erigere da Papa Paolo III Farnese nel 1540, dopo aver sedato la rivolta dei perugini, nota come "Guerra del Sale", e sconfitto la Signoria dei Baglioni che qui avevano dimora.

Progettata dal noto architetto militare Antonio da Sangallo il giovane, divenne il simbolo del potere papale che regnò a Perugia per più di tre secoli.

L'interno della Rocca Paolina è formato dalle antiche strade e piazze della Perugia medievale; essa è percorsa, ormai da alcuni anni, da scale mobili, che ne facilitano la visita e che collegano rapidamente la parte bassa della città con il Corso Vannucci.

Oltre ai quartieri antichi ed i vicoli, si possono ammirare ancora la sala delle guardie papali, la casa della famiglia Baglioni e, prima prima di uscire nella parte inferiore della Rocca, i resti in pietra dell'antico "Giuoco del Pallone", uno stadio di legno dove veniva praticato tale gioco.

Da ricordare anche l'antica Porta Marzia, assemblata alla Rocca dallo stesso architetto Antonio da Sangallo il Giovane, che risale al secondo secolo circa con i bastioni ancora ben visibili.

Porta Marzia è la porta della cerchia etrusca (seconda metà del III sec. a.C.), venne incastonata nel bastione di levante della Rocca Paolina per decorarne un ingresso.

Ne restano soltanto l'arco a tutto sesto e il coronamento. Ai lati dell'arco due pilastri corinzi chiudono il coronamento, formato da una sorta di loggia sostenuta da pilastrini corinzi tra i quali sporgono tre mezze figure virili (Giove e i Dioscuri) e all'estremità due protomi di cavalli.

Due fasce di pietra, inscritte a caratteri romani, chiudono sopra e sotto la loggia.

Sito Web: www.perugiacittamuseo.it

Torgiano (IL CASTELLO DI ROSCIANO)

 ESCAPE='HTML'
 ESCAPE='HTML'
 ESCAPE='HTML'

Sulle colline tra Torgiano e Bettona, in frazione Signoria, alle falde del monte omonimo, si erge questo antico castello chiamato anticamente Russanum, Rescanum, Recsano e Rusciano, considerato inespugnabile nel Medioevo.

La prima notizia storica della località risale al 18 febbraio 1038 quando Corrado II il Salico (990 ca.-1039), re di Germania e imperatore, confermò i beni al monastero tifernate del Santo Sepolcro: tra le proprietà elencate vi era anche la chiesa di Sant’Angelo in loco Rusciano, nel territorio di Assisi. Nel 1198 Innocenzo III (Lotario dei conti di Segni, 1198-1216), inviò una missiva al vescovo di Assisi Guido I, affidandogli in custodia il castello di Recsano; in un lodo arbitrale del 1209, relativo alla recente guerra fra Assisi e Perugia, veniva rimesso sul piano delle trattative tra le parti. Nel secolo XII appartenne agli Scifi, famiglia di origine germanica, conti di Sasso Rosso sul monte Subasio.

Il castello, anticamente composto da un nucleo fortificato e un monastero, divenne in seguito proprietà di alcuni nobili chiamati Tancredi che avevano acquisito nei primi anni del XIII secolo tale fama e potere da avere diritto ad un canonico nella cattedrale di Assisi.

Omodeo di Rosciano il 29 maggio 1202 figurava tra i consoli di Perugia che ricevettero la sottomissione dei possedimenti di Uguccione I e Guido I, marchesi di Monte Santa Maria Tiberina, mentre nel dicembre partecipava alla sottomissione di Nocera Umbra.

Suo figlio Tancredo I intraprese una carriera politica e militare molto più significativa: membro del Consiglio speciale del comune di Perugia (1237), prese parte alla spedizione perugina contro Città della Pieve nel 1250, alla sottomissione del castello di Gualdo Tadino il  1° febbraio 1251 e, l’anno successivo, ricoprì la carica di sindaco e procuratore del comune di Perugia.

Nel 1255 ebbe da Alessandro IV (Rinaldo dei conti di Segni, 1254-61) anche la giurisdizione su Collemancio e Limigiano. Tancredo I nel 1248-52 in onore del beato Martino, generale dei Camaldolesi, eresse presso il castello il monastero di Sant’Angelo. Nel 1257 Tancredo II di Buono di Marangone, signore di Rosciano, cedette al sindaco del comune di Assisi, Filippo di Giovanni di Pietro, il castello di Limigiano. Nel 1266 fu trasferito all’interno di Rosciano il corpo di san Crispolto che si trovava nella badia di Passaggio di Bettona; sempre nello stesso anno gli uomini del castello incendiarono alcuni boschi nel territorio perugino, per cui furono immediatamente richiesti i danni al comune di Assisi.

Nel 1274 il comune di Perugia, per crearsi una testa di ponte nel bettonese, iniziò l’erezione del castello di Torgiano, acquistando anche le terre che i nobili Pietro di Giovanni e Giacoma di Tancredo I di Omodeo di Rosciano possedevano nella zona.

Ciò provocò la violenta reazione di Spoleto:

fu inviato un contingente armato che assali gli uomini di Rosciano per il timore che essi si volessero sottrarre all’influenza ducale mettendosi sotto la giurisdizione del costruendo castello torgianese, sottomesso di fatto a Perugia. 

Sito Web: www.castellodirosciano.com

 ESCAPE='HTML'

Spoleto (LA ROCCA ALBORNOZIANA)

 ESCAPE='HTML'
 ESCAPE='HTML'

Dieci soldi per ogni abitante di età superiore ai 7 anni: così venne finanziata la costruzione della Rocca di Spoleto, una delle componenti più solide del sistema di fortificazioni che nel Medioevo presidiavano il territorio dello Stato Pontificio, e oggi monumento simbolo della città rumbra.

Voluta nel 1359 dal cardinale Egidio Albornoz, rappresentava il principale avamposto militare della Chiesa in una regione, l'Umbria, spesso funestata dalle faide tra signori locali.

La posizione del castello, in cima al colle di Sant'Elia, consentì ai papi di tenere sotto controllo un tratto chiave della via Flaminia, in un periodo delicato per la cristianità occidentale, quello della cattività avignonese (1309-1377), che aveva comportato la perdita per i pontefici di una serie di domini nell'italia centrale. Concepita, politicamente, dal cardinale spagnolo, la rocca fu progettata dall'architetto di Gubbio Matteo di Giovannello di Matteo - meglio noto con il soprannome di Gattapone - , il quale impresse all'originaria struttura il tipico aspetto della fortificazione, utilizzando in gran parte i resti di un antico anfiteatro romano.

Di forma rettangolare all'ungata, il maniero venne diviso in due settori autonomi tra loro e collegato alle mura di cinta della città, così da risultare ulteriormente protetto.

Ben sei torri sorsero nel corso degli anni a completamento della costruzione che comprendeva anche spazi di tipo residenziale. I due corpi dell'edificio centrale avevano diverse destinazioni d'uso: in una metà si trovava il settore riservato alle truppe, mentre nell'altra vennero allestiti i locali per i governanti e le sale per i ricevimenti. A ridosso dei rispettivi edifici furono ricavati il Cortile della Armi e quello d'Onore. Fin dagli anni della fondazione la storia del maniero si incrociò con quella del ducato di Spoleto, l'ex Stato longobardo che, a partire dal XII secolo, era divenuto il cuore politico dello Stato Pontificio. I rettori del ducato, per esempio, scelti dai pontefici o dagli alti prelati tra i loro parenti, avevano gli uffici proprio all'interno della rocca: nella lista dei primi governatori insediatisi nel castello figuravano i nipoti del cardinale Albornoz, Gomes e Alvaro. alla fine del Medioevo a Spoleto governarono i Borgia. Nel 1499, al vertice del governatorato della citàà, papa Alessandro VI nominò la figlia Lucrezia Borgia, che aveva appena compiuto 19 anni. Ma la permanenza nel castello della giovane fu breve, solo tre mesi, e nella città lasciò poche tracce del suo passaggio.

Sito Web: www.assoroccaspoleto.it

Umbertide (LA ROCCA)

 ESCAPE='HTML'

La Rocca di Umbertide, è un monumento di grande importanza sia dal punto di vista storico-architettonico sia per il suo valore di monumento, poiché coagula intorno a sé un interesse particolare tanto che i cittadini ne hanno fatto un simbolo rappresentante la città stessa.

E' una superba fortezza medievale.

Sulla sua costruzione alcuni autori affermano che i lavori iniziarono nel luglio 1374, altri che l´incarico di costruire la Rocca fu affidato da Perugia al Guidalotti nel 1385, durante le lotte tra nobili e popolani.

Le opinioni sono invece concordi nell´affermare che l´opera nel 1389 era terminata e che il direttore dei lavori fu Alberto Guidalotti e progettista l´architetto Angeluccio di Ceccolo, detto il Trocascio. La fortezza è costituita da una torre quadrata di m. 7,60 di lato e di m.31,60 di altezza di fronte al torrente Reggia. Le solide mura sono spesse alla base m. 2,20.

Verso l´interno della città sono uniti alla torre due torrioni circolari più bassi ed un terzo baluardo quadrato. Oggi la Rocca presenta una sola porta nella Piazza Fortebraccio, ma un tempo ne aveva un´altra in direzione della Reggia, detta "del soccorso", entrambe munite di ponti levatoi. Negli anni '80, la ristrutturazione dell´antica fortezza è stata concepita in modo tale da consentire il recupero della sua identità storica e la completa utilizzazione dei locali. Sono state apportate alcune modifiche strutturali, pur nel rigoroso rispetto del nucleo originario. La novità di maggior rilievo è data dall´entrata creata alla base delle mura del torrione sinistro, per permettere il collegamento della Piazza del Mercato con Piazza Fortebracci, attraverso un suggestivo percorso in un vasto spazio ricavato eliminando la terra di riporto. Questa nuova entrata consente anche di accedere direttamente dalla Rocca al Teatro dei Riuniti. Il ritrovamento di un´antica scala in muratura nella prima stanza della Rocca, al primo piano, ha permesso poi di ricucire il collegamento verticale all´interno della torre: dai suoi sotterranei alle merlature. Anche la "segreta" posta nella parte inferiore della torre è stata rinvenuta a lavori iniziati; dopo aver tolto più di un metro e mezzo di terriccio è stata trovata la "botola" attraverso la quale si scende nella "segreta" della torre.

Ad oggi, la Rocca di Umbertide ospita il Centro per l'Arte Contemporanea.

Nel corso degli anni, nella sua particolare sede e nelle sale che vanno dal sottosuolo alle torri circolari, sono state ospitate grandi e importanti mostre, con protagonisti i più grandi e importanti artisti nazionali e internazionali. Sono passate attraverso la Rocca molte forme d'arte (come la ceramica, scultura, pittura, fotografia, arti visive, artigianato e così via) e molte forme d'espressione di varie culture e popoli di tutti i continenti.

Sito Web: www.comune.umbertide.pg.it

Alviano (IL CASTELLO)

 ESCAPE='HTML'

Il Castello di Alviano, così com'è oggi, tipico esempio di castello rinascimentale che nel quale coesistono le caratteristiche di baluardo difensivo e di palazzo residenziale, è stato edificato nel 1490 dall'architetto e condottiero Bartolomeo d'Alviano su un fortilizio preesistente costruito intorno al 995 ad opera del conte Offredo di Monaldo III, conte di Nocera. La fortezza, in posizione strategica sulla valle del Tevere, ha una pianta trapezoidale, circondata dal nucleo abitativo, e presenta quattro torri angolari circolari bastionate, un nucleo residenziale a tre piani, più attico coperto a falde lignee con manto di coppi, una porta d'ingresso ornata da un leone e da una testa di medusa. All'interno un bel cortile rinascimentale con doppio loggiato, su cui affacciano numerosi ambienti di pregio.

Va in particolare segnalata la cappella gentilizia che contiene una serie di affreschi del XVII secolo. Tra questi una rappresentazione del miracolo di San Francesco e le rondini, avvenuto nel 1212 proprio ad Alviano, quando il santo mise a tacere le numerose rondini. Tra gli affreschi è presente anche il volto di Donna Olimpia, la committente di quegli affreschi. È opera contemporanea invece il volto di Bartolomeo raffigurato nella sala consiliare; le fattezze sono quelle reali, tratte da una moneta del Cinquecento coniata dalla Repubblica di Venezia.

Sito Web: www.castellodialviano.it

Narni (LA ROCCA ALBORNOZ)

Fu il cardinale Egidio Albornoz a prospettare la costruzione di una rocca su un colle di 322 m, che domina la valle del fiume Nera, nello stesso luogo in cui sorgeva una fortezza concepita da Federico Barbarossa.

Sono molti i castelli dell'Italia centrale che il porporato spagnolo patrocinò, allo scopo di difendere lo Stato Pontificio.

E la Rocca di Narni fu uno dei più sontuosi. Sorta nel 1367, ospitò papi, alti ecclesiastici e condottieri. Nel 1527 resistette all'attacco dei Lanzichenecchi, di ritorno dal sacco di Roma. Oggi il castello conserva un aspetto medievale e in parte rinascimentale. La roccaforte ha una pianta quadrangolare con gli spigoli fortificati da quattro torri giustapposte ed è circondata da un fossato e una seconda cinta muraria.

Le mura e le torri, coronate da beccatelli, rachiudono un cortile al quale si accede attraverso due eleganti portali: la corte, anch'essa quadrata, è contornata da due corpi di fabbrica e piacevoli scale consentono l'accesso al primo piano, dove era la residenza signorile.

La maggiore delle quattro torri è identificata nel maschio, con il lato di ben 20 bracci e un'altezza di quattro piani, più il seminterrato.

Sito Web:  www.roccadinarni.it

Orvieto (LA FORTEZZA ALBORNOZ)

Nella parte sinistra di Piazza Cahen sorge la Fortezza dell'Albornoz, fondata per ordine del Cardinale Albornoz, sotto l'ordine di papa Innocenzo VI e su istruzione del condottiero ed ingegnere militare Ugolino di Montemarte.

In epoca etrusca, nell'area in cui sarebbe sorta la Rocca si ergeva un tempio detto, dagli archeologi, Augurale.

Nell'anno 1359 (1353?) il Cardinale Egidio Albornoz, legato di Papa Innocenzo VI e legato del Patrimonio, fece edificare la Rocca di S.Martino, presso S. Lorenzo delle Donne o delle Vigne, ossia presso il Camposanto.

Dopo la vittoria militare e diplomatica del Cardinale, i suoi Capitani e i suoi Vicari non si sentivano tranquilli senza strutture fortificate e fu decisa la costruzione di una rocca addossata alla Porta Postierla o Soliana, detta poi Porta Rocca, sul limite orientale della rupe.

L'anno dopo ne ebbe speciale incarico il Vicario della Chiesa, Angelo di Pietro dei Marchesi del Monte S.Maria: la Cronaca di Orvieto riferisce che il lavori iniziarono il 25 settembre 1364, a spese del Comune, e sotto la tutela del Conte Ugolino di Montemarte - architetto militare dell'Albornoz che vi fece le stesse "provvisioni" da lui fatte nel 1355 in quella di Ancona "la quale fu riputata e di habitazione nobil cosa fosse in Italia" - coadiuvato da Giordano del Monte degli Orsini, Capitano del Patrimonio (per l'occupazione dell'area necessaria, furono distrutti molti edifici importanti). Di forma quadrilatera, con un palazzotto contiguo alla porta e alle strutture di servizio lungo le mura, la rocca era protetta da un fossato con due ponti levatoi. Distrutta nel 1390 una nuova rocca fu ricostruita da Antonio da Carpi sul vecchio perimetro,con l'aggiunta di un rebellino circolare (1450-1452) e completata con la revisione di Bernardo Rossellino. Nel 1395 la Rocca venne quasi del tutto spianata dai Beffati, Bonifacio IX e Martino V tentarono di ricostruirla, ma vi riuscì Nicolò V come riferiscono Novaes e Pio II: "Item Nicolaus arcem quoque in angulo civitatis construxit (1449) quae nondum perfecta est, custoditur tamen, nec facile oppugnari potest, rupibus altis et fossis munita profundis".

Quando Clemente VII, dopo il saccheggio di Roma, alla fine del 1527 si rifugiò ad Orvieto, affinché non mancasse acqua alla città in caso d'assedio, fece scavare presso la rocca il notissimo pozzo artesiano detto di S. Patrizio (1528-1537). Già nella rocca trecentesca non si era sottovalutato il problema dell'approvvigionamento idrico, risolvendolo con una cisterna, perciò Clemente VII ordinò la costruzione di un altro pozzo ad uso esclusivo della rocca.

Della progettazione fu incaricato Antonio da Sangallo il Giovane, l'architetto che si stava occupando delle fortificazioni della rupe e che aveva già fatto indagini metriche e sopraluoghi per localizzare le falde acquifere che sgorgavano ai piedi del masso tufaceo (una lapide posta di fronte all'ingresso meridionale ricorda il restauro del pozzo avvenuto nel 1712 a spese della Camera Apostolica, quand'era castellano della rocca Ludovico Lattanzi.

La fortezza fu completata da Paolo II e Urbano VIII (1620) e fu poi restaurata da Alessandro VII, come mostrano le loro armi sulla porta d'ingresso e la seguente iscrizione:

ALEXANDER VII. PONT. MAX. MARIUS CHISIUS S. R. E.CAP. GENERALIS ARCE VETUSTATE COLLABENTE REFECIT ODOARDO CYBO GUBERNATORE REPARATAE SECURITATIS MONUM.POS. URBEVETANA CIVITAS ANNO SAL. MDCLVIII SCIP. MANCINO CONF ET IO PAUL AUGERIO CONS.

Sito Web: www.comune.orvieto.tr.it