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STORIE NEL PIATTO

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BENVENUTI NELLA TAVERNA DEL FANTASMA - 1499!

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Alla Tavola del Nobile Medievale, Rosella Omicciolo Valentini Ordina sul Giardino dei Libri

Mangiare nelle Taverne Medievali -Tra cibo, vino e giochi -, Rosella Omicciolo Valentini Ordina sul Giardino dei Libri

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Le tagliatelle sono il formato di pasta più famoso e tipico della città di Bologna.

Non sorprende quindi che esistano diverse leggende che ne legano l’origine alla città emiliana.
Secondo la versione data dall’umorista Augusto Majani, le tagliatelle sarebbero state ispirate dalla bellezza di Lucrezia Borgia. Questi narra che, nel 1487, Giovanni II di Bentivoglio, a quel tempo signore di Bologna, chiese al suo cuoco personale, Mastro Zefirano, di organizzare una cena maestosa in onore di Lucrezia Borgia, che sarebbe stata ospite in città.

La bella Lucrezia, infatti, era in viaggio diretta a Ferrara per andare a sposare il Duca Alfonso D’Este, e il Bentivoglio aveva intenzione di renderle onore.


Vista la richiesta, il cuoco si sbizzarrì e diede vita ad un banchetto memorabile, dove, tra piccioni, pernici e cibi di ogni tipo, spiccò un nuovo tipo di pasta. Questa venne ricavata tagliando le tradizionali lasagne e dando forma a lunghe strisce dorate, in onore dei biondi capelli della futura sposa e dando così vita alle celebri tagliatelle.

TAGLIATELLE AL SUGO DI GERMANO....DAL MENU' DI NOZZE DI LUCREZIA BORGIA

Ingredienti:

 

Per la pasta:

500 gr di farina
3 uova di anatra (femmina del germano)

 

 

Per il ragù:


1 germano tagliato a pezzi
alloro, salvia, rosmarino e aglio
concentrato di pomodoro circa 4 cucchiai
1 bottiglia di un buon vino rosso
sale e pepe
olio evo


Preparazione:


Preparare la pasta nella maniera tradizionale e farla riposare per un'oretta prima di tirarla (meglio se con il mattarello così rimane più ruvida e più sostenuta) per ricavare le tagliatelle.
Intanto mettete in una casseruola l'olio, il germano a pezzi e tutti gli odori, facendo rosolare molto bene la carne. 

Appena questa si sarà ben bene arrostita, aggiungete il concentrato di pomodoro e mezzo litro di buon vino rosso. 

Lasciate cuocere un paio d'ore fino a che la carne risulterà al tatto tenerissima tanto da poterla disossare facilmente con le mani.

Cuocete le tagliatelle in abbondante acqua salata e condite con la carne a pezzetti e il sugo che si sarà ristretto meravigliosamente.

CAPELLI DI LUCREZIA BORGIA

Ecco la ricetta che probabilmente ella stessa gustò:

In una casseruola di opportune dimensioni, mettete un trito composto da cipolla, sedano e carote e fate rosolare in un pò d’olio (meglio di strutto, se riuscite a procurarvene).

Aggiungete della pancetta spezzettata finemente e della carne macinata di manzo e di maiale; lasciate rosolare e poi sfumate prima con del vino bianco e successivamente con del vino rosso. Unite del brodo, chiudete con un coperchio e lasciate cuocere fino a che tutto si sia ben amalgamato.

Insieme al passato di pomodoro, versate del latte caldo, aggiustate di sale e di pepe e fate bollire a fuoco lento, sorvegliando di tanto in tanto, finché il tutto non si sia ritirato al punto giusto.


Con questo ragù condite le tagliatelle che avrete preparato, nel modo solito, impastando uova e farina, aiutandovi col mattarello, sottili di sfoglia e di dimensioni, in onore dei capelli di Lucrezia.


Vino da abbinare: “Capalbio rosso riserva D.o.c.”

TAGLIATELLINE CON CALAMARI E SCAMPETTI IN ONORE DI LUCREZIA BORGIA

INGREDIENTI


per 4 persone
400 g di tagliatelline; ½ cipolla piccola; 2 spicchi d'aglio; 200 g di salsa di pomodoro; mezzo bicchiere di vino bianco secco; un cucchiaio di prezzemolo tritato; 300 g di calamari; 300 g di scampi piccoli; olio extravergine di oliva; sale

PREPARAZIONE


25 minuti per la preparazione + 15 minuti per la cottura


Appassire a fuoco basso in olio poca cipolla tritata finemente e successivamente aggiungere l'aglio tritato fine senza farlo imbiondire.


Aggiungere i calamari a piccoli pezzi sino a raggiungere una media rosolatura con la perdita della loro acqua. Versare il vino bianco e farlo evaporare, unire la salsa di pomodoro diluita in poca acqua calda (alla fine il sugo deve presentare un colore rosato).


Per ultimo immettere gli scampetti che cuociono in 3 minuti.


Condire con questo sugo le tagliatelline cotte al dente e guarnire con prezzemolo tritato.

STRANGOZZI DI SPOLETO

Il nome ha origini tragiche.

In Umbria, durante il dominio delllo Stato Pontificio, alcuni anticlericali si appostavano nelle strade ad aspettavano che passasse un prete. Quindi lo assalivano e lo strangolavano usando le stringhe delle proprie scarpe. Da lì stringozzi (stringhe), strangozzi (da strangolare) e strozzapreti (di cui non serve spiegazione etimologica).

Un altro legame degli strangozzi con i problemi derivanti dal dominio Pontificio é dato dal fatto che questa pasta non contiene sale.

Quando il Papa mise una pesante tassa su questo ingrediente la rabbia degli Umbri fu davvero tanta (sfociò persino nella tristemente nota Guerra del Sale a Perugia nel 1540). Per cui, un po’ per mancanza di sale e tanto per protesta, gli umbri decisero di non usarlo più.

Gli strangozzi (o come preferite chiamarli) sono una pasta lunga a forma quadrata che fa parte della cosidetta “pasta di tradizione contadina”.

Una curiosità sulla preparazione degli strangozzi viene dal metodo per impastarli.

La regola popolare impone che non si devono usare solo le mani, ma bisogna muovere in sintonia anche i fianchi, impastarle, come si dice da quelle parti: “a culu mossu”.

Oggi con le moderne impastatrici casalinghe potete pure stare fermi, tanto non serve.

La loro superficie ruvida li rende particolarmente adatti a sughi importanti e saporiti.

In Umbria si condiscono con il sugo di funghi porcini, o si prepara la cosidetta “tartufaglia”, un condimento ottenuto con olio extravergine d’oliva, pecorino umbro grattugiato e fettine di tartufo nero. Gli Strangozzi, protagonisti di questo importante piatto tradizionale della gastronomia spoletina, sono chiamate anche con il nome di "fettuccine" fatte in casa, la cui particolarità è quella di essere impastate senza uova.

 

INGREDIENTI per 6 persone:

Impastare 600 gr. di farina con tanta acqua, quanta ne occorre per ottenere un impasto consistente. Ricavatene una sfoglia sottile e tagliatela a strisce larghe 1 cm.

Lasciate asciugare le fettuccine per qualche ora. Fate soffriggere intanto 2 spicchi d'aglio in 1/2 bicchieri d'olio. Quando l'aglio comincerà a dorarsi toglietelo e aggiungete 1 Kg. circa di pomodori ben maturi, spellati e tagliati a pezzi, abbondante basilico, sale e pepe.

Lasciate restringere la salsa per circa mezz'ora. Lessate gli "strangozzi" in abbondante acqua salata e scolateli al dente (è uno dei segreti per la buona riuscita di questo piatto).

Conditeli subito e serviteli con parmigiano grattugiato.

SPAGHETTI ALLA NURSINA

È una specialità di Norcia tra le più conosciute e diffuse e, naturalmente, tra le più prelibate.

Per 6 persone occorreranno 100 gr. di tartufi neri, ben puliti con uno spazzolino e finemente grattuggiati.

In un pentolino fate soffriggere in 1 bicchiere d'olio 2 acciughe spezzettate e lasciatele sciogliere completamente. Avendo a disposizione del tartufo di ottima qualità non sarà necessario aggiungere l'aglio.

Se viceversa il tartufo fosse poco saporito, fate soffriggere nell'olio anche uno spicchio d'aglio.

Fuori dal fuoco aggiungete quindi il tartufo grattuggiato, rimettete il pentolino sul fuoco per 2 minuti soltanto, mantenendo bassa la fiamma. Con questa salsa condite 500 gr. di spaghetti lessati ben al dente e ultimate con un ciuffo di prezzemolo tritato.

CROSTINI AL TARTUFO

È questo l'antipasto ideale per un pranzo importante.

Occorreranno tartufi neri di buona qualità, ben puliti con uno spazzolino, lavati con cura e grattugiati finemente.

In un pentolino fate scaldare appena 3 o 4 cucchiai d'olio insieme ad 1 spicchio d'aglio.

Fuori dal fuoco unite i tartufi, mescolate bene e rimettete sulla fiamma bassissima per un minuto soltanto.

È importante che l'olio non soffrigga mai, cosa che alterebbe l'aroma del tartufo. Unite infine 1 acciuga spinata e ridotta in pasta e il succo di 1/2 limone. Spalmate con questo composto dei crostini di pane leggermente tostati.

PIZZA DI FARINA GIALLA

È questa una pizza molto antica e assai diffusa un tempo nelle case dei contadini, che la cuocevano addirittura sulla cenere bollente per evitare che il contatto diretto con la brace potesse bruciarla. Naturalmente oggi sì cuoce in forno, ma rimane ugualmente un gusto schietto e genuino.

Gli ingredienti autentici erano esclusivamente farina di granoturco, sale e acqua; adesso invece viene arricchita con uova, formaggio e olio. La ricetta è la seguente: versate a pioggia in 1 litro di acqua bollente 200 gr. di farina di granoturco e il sale necessario.

Mescolando continuamente fate cuocere per circa mezz'ora. Fuori dal fuoco unitevi 50 gr. di parmigiano grattugiato (o metà pecorino e metà parmigiano), 1/2 bicchiere d'olio e 4 uova. Ultimate con una macinata di pepe. Ungete abbondantemente una teglia e sistematevi dentro il composto. Infornate in forno già caldo per circa 20 minuti.

MINESTRA CON I CECI

Per 6 persone mettete a bagno, fin dalla sera prima, 300 gr. di ceci. Calcolatene invece una quantità leggermente maggiore se preferite comprarli già ammollati.

Fate soffriggere in una pentola piuttosto grande un battuto di lardo, 2 o 3 cucchiai d'olio, 2 spicchi d'aglio e un rametto di rosmarino. Aggiungetevi i ceci, 150 gr. di pomodori ben maturi, spellati e privati dei semi, sale e pepe, e coprite d'acqua. Lasciate cuocere aggiungendo mano a mano altra acqua se dovesse essere necessario. Al momento di aggiungere la pasta verificate che nella pentola vi sia acqua a sufficienza, quindi unite 300 gr. di cannolicchi o meglio di pasta fatta in casa. Servite la minestra appena pronta, aggiungendo un filo d'olio e una macinata di pepe.

GRANOTURCO COL POMODORO

Questo piatto, oggi quasi scomparso, era un tempo assai diffuso nelle campagne perché semplice da farsi ed economico.

È necessario mettere a bagno il granoturco piuttosto al dente e lasciatelo immerso nella sua stessa acqua di cottura.

Preparate intanto un trito di lardo, aglio, prezzemolo e fatelo soffriggere per pochi minuti in 2 o 3 cucchiai d'olio insieme a 5 o 6 pomodori ben maturi, spellati e privati dei semi. Quando il soffritto comincerà a restringersi, unitelo al granoturco, mescolate bene e fate cuocere di nuovo tutto insieme fino a cottura ultimata.

POLENTA SULLA SPIANATOIA

Per 6 persone occorreranno 500 gr. circa di farina di granoturco. Per la cottura della polenta regolatevi in questa maniera: portare ad ebollizione 1 litro abbondante di acqua salata e versatevi a pioggia la farina.

Mescolando continuamente fatela cuocere per circa 1 ora. Il sugo di salcicce è il condimento d'obbligo di questa polenta.

Sbriciolate 500 gr. di salcicce e fatele rosolare in poco olio. Quando saranno soffritte, unitevi 500 gr. di pomodori maturi, spellati e privati dei semi, e lasciate restringere il sugo normalmente. Versate la polenta appena pronta sulla spianatoia, conditela con il sugo e spolverizzatela con abbondante pecorino grattugiato. Come vuole la tradizione, la spianatoia sarà il piatto comune da cui tutti si servono contemporaneamente.

SPAGHETTI COL RANCETTO

Questo piatto è originario di Spoleto e delle campagne circostanti.

Per 6 persone occorreranno 300 gr. di pancetta, traduzione appunto di "rancetto", tagliata a dadini e soffritta insieme a 1 cipolla affettata e qualche cucchiaio d'olio.

Appena il soffritto comincerà a dorarsi unitevi 500 gr. di pomodori maturi, spellati e privati di semi, e lasciate restringere la salsa normalmente. A cottura quasi ultimata, aggiungere qualche foglia di maggiorana spezzettata.

È proprio l'aggiunta della maggiorana che differenzia questo piatto da altri, molto simili, come i bucatini all'amatriciana, diffusi nella cucina laziale. scolate bene al dente 600 gr. di spaghetti, conditeli subito con il sugo e serviteli con abbondate pecorino grattugiato.

PAPPARDELLE CON LA LEPRE

Per 6 persone occorreranno 500 gr. di polpa di lepre, ben pulita e tagliata a pezzi o tritata. Preparate un trito con 1/2 cipolla, 1 costa di sedano, 1 carota e 100 gr. di pancetta.

Fate soffriggere il tutto con poco burro e qualche cucchiaio d'olio. Unite quindi la lepre, 2 o 3 chiodi di garofano e 1 cucchiaio di farina e fatela rosolare a fiamma bassa per circa 15 minuti; bagnate quindi con 1 bicchiere di vino bianco secco che lascerete evaporare.

Aggiungete 500 gr. di pomodori ben maturi, spellati e tagliati a pezzi, sale, pepe, una presa di noce moscata, e lasciate cuocere fino a quando il sugo si sarà ristretto.

Preparate intanto le pappardelle, che altro non sono che delle larghe fettuccine.

Impastate 600 gr. di farina con 6 uova e con 1/2 tazzina di vino bianco. Lavorate l'impasto con una certa energia e ricavatene una sfoglia sottile. Ritagliatela in fettuccine piuttosto grosse o, se preferite, a lasagne dalla forma irregolare. Lasciatele asciugare per qualche ora, quindi lessatele in abbondante acqua salata. Scolatele bene al dente e conditele subito con il sugo preparato ed abbondante parmigiano grattugiato.

SPAGHETTI CON ASPARAGI

Lungo l'Appennino umbro è possibile trovare asparagi di campagna che, seppure di piccola dimensione, sono tuttavia rinomati per il loro sapore. Di qui l'idea di utilizzare questo squisito prodotto della natura come condimento per la pasta.

Per 6 persone occorrerà 1 Kg. abbondante di asparagi selvatici. Tagliatene le punte, pulitele con cura e tagliatele a pezzettini. In 1/2 bicchiere d'olio fate soffriggere appena 2 spicchi d'aglio che poi eliminerete e aggiungetevi gli asparagi.

Fateli cuocere per circa 15 minuti mescolando saltuariamente.

Unitevi quindi 500 gr. di pomodori da sugo spellati e privati di semi, il sale necessario e lasciate cuocere finché la salsa sarà sufficientemente ristretta. Lessate bene al dente 500 gr. di spaghetti, scolateli e conditeli subito con il sugo preparato.

MACCHERONI STRASCINATI

L'origine di questa ricetta sembra risalire molto indietro nei secoli, ed è molto simile a quella più famosa degli "spaghetti alla carbonara" della cucina romana.

Per 6 persone preparate delle lasagne o fettuccine piuttosto grosse impastando 600 gr. di farina con tanta acqua quanta ne occorre per ottenere un impasto consistente.

Lasciatele asciugare per qualche ora.

Preparate intanto un soffritto con 300 gr. di guanciale a dadini. Fuori dal fuoco unitevi 2 uova intere e 2 rossi, 4 cucchiai di pecorino grattugiato, il succo di 1/2 limone, sale, pepe, e, se ve ne piace l'aroma, una presa di noce moscata.

Lessate la pasta ben al dente, conditela con il sugo preparato  e ripassatela per 1 o 2 minuti in padella, in modo che le uova si possano rapprendere. Servite con una buona macinata di pepe ed abbondante pecorino grattugiato.

TROTA ALLA GRIGLIA

Priva di sbocco al mare, l'Umbria ha particolarmente valorizzato i pesci di acqua dolce, tra cui sono famose le trote del fiume Nera. La cottura alla griglia, oltre all'estrema semplicità, offre il vantaggio di ben valorizzare il particolare sapore di questo pesce. In una terrina mescolate 3 o 4 cucchiai di pangrattato con il succo di 1/2 limone, qualche cucchiaio d'olio, un mazzo di prezzemolo tritato, sale e pepe.

Aprite le trote e farcitele abbondantemente con il ripieno preparato, conditele con un filino d'olio e cuocetele alla griglia, spennellandole spesso con un buon olio d'oliva.

TROTA AL TARTUFO

Specialità delle zone dove il tartufo è diffuso, come Norcia e Cascia, la trota così preparata è particolarmente raffinata e adatta ad un pranzo importante.

Lessate una trota a testa in acqua aromatizzata con 1/2 cipolla, 1 costa di sedano e 1 carotina.

Estraetele dall'acqua, spinatele e sistematele con cura con uno spazzolino 1 o 2 tartufi neri e tritateli il più finemente possibile.

In un pentolino scaldate appena 1/2 bicchiere d'olio, unitevi 1 acciuga spinata e spezzettata, sale, pepe e infine, fuori dal fuoco, il tartufo. Mescolate bene e versate la salsa sulle trote.

FRITTELLE DI BACCALÀ

È questo un antico mangiare d'osteria, generalmente consumato in abbondanza e in allegria insieme ad un buon bicchiere di vino.

Per 6 persone occorrerà 1 Kg. di baccalà già ammollato, privato della pelle e tagliato a pezzi piccoli. Preparate una pastella mescolando 1 uovo con 3 cucchiai di farina, un pizzico di bicarbonato, sale e tanta acqua o latte quanta ne occorre per ottenere una pastella piuttosto consistente.

Immergetevi un pezzo di baccalà alla volta, facendo in modo che possa ricoprirsi completamente e friggete in abbondante olio bollente.

Le frittelle debbono essere mangiate caldissime, appena spolverizzate di sale.

PALOMBA ALLA "GHIOTTA"

La caccia alle palombe, che in questa regione rappresenta una delle attività venatorie più diffuse, potrebbe aprire rivendicazioni campanilistiche con i cacciatori toscani, laziali e anche sardi. Costoro infatti, intercettando le correnti migratorie, impoveriscono sempre di più lo spiedo dei buongustai umbri. Ma quando il bottino del carniere è proprio qualche bella palomba non si hanno dubbi sulla ricetta, che è poi forse la più tradizionale di questa cucina.

Calcolate 1 palomba ogni 2 persone, spennatela ed estraetele il gozzo.

Avvolgete ciascuna palomba in una fetta di prosciutto e qualche foglia di salvia e infilzatela nello spiedo. Nella leccarda (l'apposito recipiente posto sotto lo spiedo) mettere 1/2 bicchiere di vino rosso, 1/2 bicchiere d'olio, 2 o 3 spicchi d'aglio, qualche foglia di salvia, 1 cucchiaio di capperi, sale e pepe. Durante la cottura spennellate frequentemente le palombe col liquido della leccarda. Calcolate un tempo medio di cottura di circa 1 ora.

Quando saranno pronte, tagliate le palombe a pezzi, togliete loro le interiora e mettetele nella leccarda. Tritate finemente 1 acciuga e le interiora e mescolate tutto nella leccarda stessa, che lascerete all'angolo del fuoco per qualche tempo. Filtrate la salsa e servite il tutto ben caldo.

SALMÍ DI PALOMBE

Marzo e Ottobre in Umbria sono tempo di palombacce. Questa selvaggina, nutrita di ghiande e di altre bacche del bosco e del sottobosco, ha un gusto particolare ed è la preferita dei cacciatori umbri.

Non è questo un "salmì" classico; si tratta piuttosto di una ricetta semplice e di facile riuscita. Fate a pezzi le palombacce (calcolandone 1 ogni 2 persone) dopo averle ben pulite e lavate, e fatele rosolare per qualche minuto in una pentola con 1/2 bicchiere d'olio e un trito di cipolla, carote, sedano e prezzemolo.

Aggiungete qualche foglia di salvia, un ramoscello di timo, 2 chiodi di garofano, 1/2 bicchiere di vino e 1/2 bicchiere d'aceto, sale e pepe. Lasciate cuocere a fiamma bassa per circa 1 ora. Passate attraverso un colino il sugo rimasto, amalgamatevi 1 acciuga sminuzzata, 1 spicchio d'aglio tritato e 1 cucchiaio d'aceto. Fate scaldare questa salsa, versatela sulle palombacce e servite questo piatto ben caldo contornato da crostini di pane fritti o tostati.

POLPETTE DI CARNE

In una regione così ricca di carne, le polpette costituiscono un piatto antico e tradizionale delle feste contadine.

Per 6 persone passare al tritacarne 250 gr. di polpa di manzo, 250 gr. di carne magra di maiale e 100 gr. di prosciutto.

Mescolatevi  50 gr. di pecorino (o metà pecorino e metà parmigiano), 2 uova, 1/2 spicchio d'aglio tritato, una mollica di pane grossa quanto un pugno, bagnata nell'acqua e poi strizzata, sale, pepe e, se ve ne piace l'aroma, qualche fogliolina di maggiorana. Le polpette andrebbero prima fritte in abbondante olio bollente e in seguito ripassare in un tegame con salsa di pomodoro.

Volendo potrete comunque eliminare la frittura e cuocere le polpette direttamente nel pomodoro.

PORCHETTA UMBRA

Parlare della porchetta che si prepara in Umbria (anche se non si tratta certamente di una preparazione famigliare),

è indispensabile per evidenziarne le differenze con le altre due famose porchette, quella sarda fatta con il maialino da latte, e quella romana, preparata con un porco domestico di grossa taglia.

La porchetta umbra è invece preparata con un maiale di montagna, spesso selvatico, che non supera i 50 Kg. di peso e nutrito esclusivamente con ghiande. I contadini, in occasione di feste popolari, usano sventrare il suino e quindi appenderlo per privarlo completamente del sangue.

Dopo questa operazione, che dura almeno una notte, all'animale vengono tolte le interiora. Quest'ultime, ben lavate e tagliate a pezzettini con l'aggiunta di abbondante finocchio selvatico, spicchi d'aglio, pepe e sale, vengono portate a metà cottura ed utilizzate per ripieno del maiale. Si, cuoce il maiale tutt'intorno e si cuoce infornandolo in forno a legna già caldo per 3 o 4 ore. Verso la fine cottura il fuoco va ravvivato con della legna minuta, in modo che tutt'intorno al maiale si formi una crosticina croccante e dorata.

FRITTELLE DI GRANOTURCO

Queste frittelle, un tempo di consumo tipicamente contadino, sono oggi assai diffuse per il loro gusto particolare e genuino.

Versate a pioggia nell'acqua bollente 250 gr. di farina di granoturco e mescolate come per una normale polenta. Saranno sufficienti circa 10 minuti di cottura.

Quando il composto si sarà raffreddato, mescolatevi 1 pugno di uvetta sultanina (precedentemente messa a bagno in acqua tiepida e poi strizzata), 2 cucchiai di zucchero, la buccia grattugiata di 1/2 limone, 3 uova e 1 bicchiere di liquore.

Versate il composto a cucchiaiate in abbondante olio bollente, scolate le frittelle su carta assorbente e spolverizzatele di zucchero.

CIARAMICOLA

A questo dolce è collegata una vecchia tradizione popolare: veniva regalato dalle ragazze il giorno di Pasqua ai loro innamorati.

Ecco l'autentica ricetta: impastare 500 gr. di farina con 3 uova, 100gr. di burro o strutto, 300 gr. di zucchero, la buccia grattugiata di 1/2 limone, 1 bicchierino di alchermes e infine 1 bustina di lievito per dolci.

Mescolate bene i vari ingredienti, fino ad ottenere un impasto consistente. Imburrate una tortiera, spolverizzatela di farina e sistematevi quasi tutto l'impasto, dandogli la forma di una grossa ciambella.

Con la pasta rimasta ricavare 2 strisce, che sistemerete a croce sopra la ciambella stessa. Infornate la tortiera in forno di medio calore per circa 40 minuti. Montare intanto a neve gli albumi di 2 uova: quando la torta sarà quasi cotta spennellatene la superficie, decoratela con confettini colorati e lasciatela asciugare in forno ancora per qualche minuto.

PAN PEPATO

È questo un dolce di origine contadina, tradizionalmente preparato durante le feste natalizie. Preparate 50 gr. di mandorle, 50 gr. di uvetta sultanina, 50 gr. di canditi a dadini e 50 gr. di cioccolato fondente a tocchetti.

Unite al tutto 200 gr. di mele e tanta farina quanta ne occorre per ottenere un impasto piuttosto consistente.

Dividetelo in panetti di 10 cm. di diametro, spennellateli di miele e sistemateli sulla placca del forno ben imburrata. Infornate a medio calore fino a quando saranno ben coloriti.

ATTORTA O SERPENTONE

La tradizione popolare vuole che l'origine di questo dolce risalga addirittura ai riti collegati con l'adorazione del dio serpente.

È una ricetta particolarmente ricca di ingredienti: impastare 250 gr. di farina con 100 gr. di zucchero, 1/2 bicchiere d'olio, un pizzico di sale e poca acqua tiepida.

L'impasto deve risultare piuttosto consistente. stendete una sfoglia sottile e ricopritela con 50gr. di mandorle dolci spezzettate, qualcuna amara, 100 gr. di uvetta sultanina (precedentemente messa a bagno e poi strizzata), qualche gheriglio di noce, 3 mele affettate, qualche prugna e fico, secchi e tagliate a pezzi.

Spolverizzate di zucchero e arrotolate la sfoglia su se stessa, formando un lungo serpentone attorcigliato. La fantasia popolare si sbizzarrisce nella decorazione di questa torta:

con 2 ciliegine o 2 chicchi di caffé di formano gli occhi del serpente, con una mandorla la lingua sporgente dalla bocca, con i confettini colorati le squame.

Infornate il serpentone in forno di calore moderato per circa 40 minuti.

DOLCE AL MASCARPONE - Il Tiramisù

Ingredienti per 6 persone: 8 confezioni snack di Pavesini


- 250 g di mascarpone
- 3 uova
- 1 caffettiera da 6 persone (caffè normale in un piatto con aggiunta di un liquore: Caffè sport Borghetti)
- scaglie di cioccolata (fondente o latte a secondo i gusti)
- 2 cucchiai di zucchero
- 200 ml di panna da montare

Preparazione:

Prendete 3 uova e dividete le chiare dai rossi.

Poi montate le chiare a neve e i rossi con 2 cucchiai di zucchero. Mettete il mascarpone e amalgamare bene, aggiungendo i tuorli rossi zuccherati.

Mescolando ancora e successivamente nell'impasto, mettete le chiare sbattute a neve con l'unione della panna fino ad ottenere una crema.

Prendete i pavesini e inzuppateli nel caffè unito al caffè sport Borghetti per dargli un tocco in più e aroma al gusto. Mettete ogni pavesino nel piatto da portata fino a ricoprire la superficie e infine spalmare la crema ottenuta con il mascarpone continuando per 2 strati.

Terminato il dolce, mettete una spolverata di scaglie di cioccolato fondente e tenere a riposo nel frigo per 1 notte.