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UNITY: Castel Ritaldi - La Chiave nel Pozzo

Arte, Natura e Tradizioni Contadine

Il Comune di Castel Ritaldi

IL CASTELLO...dal libro: a Castel Ritaldi - tra storia, arte e poesia di Mario Tabarrini (1954)

Con il cambiare della lingua, i castra furono chiamati castelli e siamo ad oltre il 1000.

Da allora si comincia a sapere qualcosa dei nostri paesi. Non bisogna credere che i castelli, come si intende oggi, fossero comode residenze, ma stazioni difensive e militari, baluardo di sicurezza durante il passaggio di eserciti, rifugio contro briganti e orde di altri prepotenti signori o paesi vicini. Ecco perché si elevarono in posizione dominante e di difesa naturale, con mura altissime, casseri imprendibili, torri di vedetta, porte con torri, ermeticamente chiuse, fossati. Dentro il castello le case stipate, la chiesa, i vicoletti, i magazzini. Nel castello confluivano, in caso di pericolo, gli abitanti delle ville vicine non protette.
Così sarà avvenuto anche per noi: fu fortificato il cucuzzolo e qui, in momenti di emergenza, correvano anche le persone delle ville di Scigliano e della Pieve.

Prima forse solo saltuariamente, poi, data l'assoluta insicurezza di vivere in campagna, definitivamente. Ne uscivano di giorno per andare nei campi. Si spiega così l'abbandono graduale del villaggio, verso la Pieve, che dovette essere l'insediamento più consistente della zona, fatto segno di aggressioni, ruberie e distruzioni. Magari le pietre furono utilizzate per costruire la fortezza.  Passato, dunque, il mille, si comincia ad avere qualche notizia certa.

Era allora feudo delle famiglie Litardi (o Ritardi), Lombardi (o Lambardi) e Captanei. Chi erano? Sembra che i Litardi fossero d'oltralpe, borgognoni, ed ora una delle casate più forti dello spoletino. Nel 960 l'imperatore Ottone I, ripartendo dall'Italia, lasciò al suo fido generale Arnolfo un robusto feudo, che, dalle cime dei monti Martani giungeva ad Acquasparta, Cesi, Sangemini: le Terre Arnolfe.  Tra i discendenti di questo Arnolfo mettono pure il ramo dei Litardi. Comunque a metà secolo XII essi estendevano i loro diritti feudali su Castel Ritaldi e Morcicchia. Essi il 17 novembre del 1074 cambiarono questa fortezza con altro luogo: erano Litardo e Angone, nipoti di Ugone di Ascaro: forse le nostre colline? Anche gli Arcuri di Morice (Moriano), forse loro parenti, avevano ragioni su Castel Ritaldi. Questi nel 1178 vendettero al comune di Spoleto la loro parte, tra cui mezza torre.
L'anno avanti, durante la lotta per le investiture tra il papa e Enrico IV, Castel Ritaldi fu a favore della Chiesa. In documenti del 1180 si trova che il castello si era costituito a comune. Dunque da tempo esso doveva essere vivo e formare una comunità affiatata e adesso organizzata.
Tra gli avvenimenti di questo periodo, possiamo ricordare come Barbarossa, nel 1155, dette alle fiamme Spoleto: per sfuggire all'ira pestilenziale, portò le sue truppe da queste parti, fino verso Giano. E dove passavano gli eserciti restavano fame, incedi e peste.
Il paese si chiamava allora Castrum Ritaldorum o Litardorum, con precisa onomastica prediale o patronimica. Quando il potere del feudatario venne meno, si consolidò il toponimo Castrum Ritaldi (al singolare), forse da un ultimo Ritaldo, o, meglio, per evidente maggiore riferimento al luogo (Castrum). Da cui il popolare Castritalli, e, in lingua, Castel Ritaldi. Solo chi scriveva in latino (preti, notai, storici) seguitarono con Castrum Ritaldorum.

LO STEMMA DEL BORGO MEDIEVALE

CASTEL RITALDI


C'è da credere che l'attuale stemma abbia subito
aggiornamenti attraverso il tempo.

Quello storico si intravede, ormai quasi consunto, su una pietra infissa a sinistra, appena dentro la porta castellana. Molto più evidente il leone rampante su una torre del castello.

Quello precedente il 1860, come si evince dal gonfalone conservato nell'archivio comunale, consta di due scudi: uno reca il leone, l'altro è bianco con fascia, ornato di frange d'oro su fondo azzurro. Quello regio ha pure due scudi: su uno sono tre monti a castelletto e, sopra la fascia, una stella; l'altro mostra San Ponziano e cavallo;

più recentemente la bianca croce sabauda. Quello attuale ha la forma di uno scudo, sormontato da una corona civica turrita. Ha il fondo metà bianco (a destra) e metà azzurro (a sinistra), è bipartito e reca sulla sinistra un cavaliere vestito d'argento, con la celata calata, che tiene sulla destra un'asta con bandiera bianca, montato su cavallo rampante:

San Ponziano di Spoleto, città che tenne il nostro castello in semindipendenza; la destra del semispaccato è troncata da una doppia linea, che porta nel registro inferiore tre monti a castelletto, a significare forse che il comune attuale è il risultato di tre antichi comuni.

Nulla nello specchio superiore, rosso e ocra. Lo scudo è abbracciato da un ramo di quercia con ghiande a sinistra, un ramo di alloro con bacche a destra e con peduncoli incrociati. 

Lo scudo si legge nel senso di chi lo imbraccia, cioè a rovescio di chi lo osserva. Il gonfalone attuale del comune è partito di azzurro e di rosso ed è caricato dello stemma.