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GUIDE TURISTICHE per esplorare la Grande Madre Russia

IL FESTIVAL MEDIEVALE RUSSO - timeago.ru -

Il Festival Medievale della Grande Madre Russia, è un occasione da non perdere per conoscere e scoprire le tradizioni della cultura russa del XIII e XIV secolo. Entrare nello spirito dell'avventura all'Indiana Jones, in epoche dove la cavalleria combattere in nome di Dio e dell'Amor Cortese, quei sani principi ed ideali, che nel corso del tempo venivano create leggende e storie dove la magia faceva sognare piccoli e grandi, per donare ai popoli la speranza di una pace ricca di armonia e fratellanza.

La speranza in cui l'uomo e la donna, iniziano a camminare lungo la Via dell'Amore, per donare all'umanità quel frutto chiamato: Santo Graal. Al Festiva Medievale Russo, troverete un panorama particolare e caratteristico. In lontanaza sentiamo suonare tamburi, sventolare bandiere e vessilli, un accampamento militare con tende di diversi colori ed infine un castello, dove al suo interno viviamo emozioni nel trovarci in mezzo alla vita quotidiana dei nostri antenati nel medioevo. Donne che preparano piatti tradizionali, a pochi metri un mercato tutto in stile medievale, dove è possibile osservare e toccare con mano, i prodotti che venivano ulitizzati e creare un commercio fra i popoli. Il commercio significa anche conoscenza di nuove tecnologia e nuova linfa vitale di saggezza nell'imparare arti e mestieri di altre culture.

Ancora qualche passo, e davanti a noi vediamo prepararsi al galoppo cavalli con cavalieri in armatura completa all'interno di un percorso dove si sfidano in un torneo o in una giostra cavalleresca medievale. Soldati e nobili con un cuor di leone, combattono in duello per l'amore delle nobil donne o simulando una famosa battaglia per il valore e l'onore militare, utilizzando diverse tipi di armi: (spada e scudo, asce, lance, alabarde, l'arco). Gare di tiro con l'arco alla Robin Hood, con il tipico arco lungo inglese, chiamato anche Longbow ma senza dimenticare le balestre. Ragazze che danzano, accompagnate da una musica sensuale, che faceva impazzire l'uomo medievale. Spettacoli con il fuoco, giocolieri, falconieri...e per finire il corteo storico dove vediamo sfilare dei meravigliosi vestiti d'epoca medievale.  

CASTELLI E FORTEZZE

1. Castello di Vyborg;

2. Fortezza di Ivangorod;

3. Fortezza di Koporie.

LA STORIA

1. Ordine Religioso dei Cavalieri Teutonici;

2. La Cavalleria e l'Amor Cortese - Cultura e Vita Medievale;

3. Cucina Medievale;

4. Costume Medievale;

5. Armatura;

6. Battaglia;

7. Il Cavallo del Cavaliere.

ARTE CULINARIA

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ITALOMANIA

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La Nascita di Mosca ↣ Aldo C. Marturano ↢

Il turista che arriva a Mosca di solito sbarca dall’aereo nell’aeroporto internazionale Sceremetevo 2 e con autobus o taxi si avvia verso la città lungo uno dei “raggi” che portano al Cremlino. Se è diretto verso un albergo del centro imboccherà di solito, dopo qualche chilometro dal comune di Khimki, l’ex Via Gorkii – oggi Via di Tver’ (Tver’skàja ùliza in russo) – passando di fronte alla sede del Municipio. Abbia ora l’attenzione di guardare sulla sua sinistra e vedrà la statua equestre del fondatore della città: Giorgio Lungamano (in russo Jurii Dolgorukii). Il monumento è opera degli scultori Orlov, Andropov e Sc’tamm su progetto dell’architetto Andriejev e fu inaugurato nel 1954 in occasione dell’ottavo centenario della fondazione della città. Un bel po’ d’anni fa… . Se poi il nostro turista è più curioso e informato del solito, si chiederà senz’altro come mai questa immensa città sia stata fondata proprio qui, apparentemente lontana dalle grandi vie di comunicazioni tradizionali come i grandi fiumi russi, e perché sia diventata la capitale di uno dei più grandi imperi del mondo.

Per quanto ci riguarda, noi ci siamo posti proprio il primo interrogativo e abbiamo cercato la risposta in questa nostra ricerca (scusateci l’ardire).

Avremmo potuto cominciare subito con le parole:

«Nel 1147 si ha la prima menzione nelle Cronache dei Tempi Passati della città di Mosca come il nome di un villaggio fondato lungo il fiume Moscova nelle zone delle foreste di Mescerà, di Mosca e di Brynsk (oggi Brjansk)…»

Ma, se avessimo così fatto, avremmo trascurato di raccontare tutta una serie di circostanze misteriose e complicate, vissute da un personaggio ancor più complicato e sfortunato come fu Andrei Jurievic’ (in russo: Andrea figlio di Giorgio) detto Bogoljubskii, che, secondo noi, costituiscono gli antefatti dell’origine del potere “moscovita” che ancora oggi pesa su milioni di uomini e fa parte, e grandissima, della nostra storia europea e universale.

Dove rivolgerci? Naturalmente ai documenti scritti… 

La nostra fonte principale di storia russa antica sono le Cronache dei Tempi Passati (che abbrevieremo ogni volta che potremo con la sigla CTP), scritte da monaci amanuensi, nelle varie edizioni e redazioni a noi pervenute successivamente.

Vediamo un momento come si arrivò alla compilazione di queste Cronache.

Verso la fine del X secolo d.C. era arrivato nella Terra Russa il cristianesimo e, con esso, la scrittura. Fino a quel momento le gesta degli eroi del passato, sempre un po’ gonfiate per far piacere al signore che pagava chi le raccontava, erano state cantate dai bardi di corte (in russo pevzì, di solito ciechi, perché si pensava che solo chi non vede può immaginare il passato che non c’è più e farlo più grande, per la gioia degli ascoltatori) ed era l’unica storia che si tramandava, oralmente. Ora che la scrittura su supporto di pergamena e l’arte di concepire la storia in modo cronachistico era arrivata nella Terra Russa, si cominciò a scrivere, ancora per esaltare e tramandare le gesta del principe e dei suoi parenti in tutte le possibili occasioni, ma anche per il piacere della lettura, cantilenata ad alta voce nelle corti (non c’erano altri divertimenti allora!) e non solo dei principi, ma anche dei signorotti locali che potevano permettersi di mantenere un monaco-bardo che esaltasse le loro imprese condotte per il “bene” dei propri sudditi. Seguendo la falsariga delle Cronache Bizantine di Giorgio Amartolo, verso il XII secolo, la prima redazione della CTP fu affidata ad un non ben identificato monaco del Monastero delle Grotte, vicino a Kiev, di nome Nicone.

Successivamente un suo collega, Nestore, continuò l’opera e la portò all’acme della perfezione storiografica di quei tempi. Nel 1116 però Vladimiro Monomaco, che incontreremo più in là, in seguito ad una lite con quel monastero, affidò l’incarico di stendere una nuova redazione (un aggiornamento) delle Cronache, chiamate ora “di Nestore”, ad un monaco di sua fiducia, Silvestro, ma del convento di Vydubizkii. Quest’ultimo compilò e integrò così una “seconda” edizione dei vecchi scritti, alla quale ne seguirono poi altre che si collegavano alle varie redazioni che si stilavano nei diversi principati russi, sempre sul modello di quella originale di Kiev. Purtroppo, a dispetto della parziale resistenza al fuoco della pergamena, gran parte delle cronache russe scritte su questo materiale sono andate distrutte nei vari incendi e saccheggi nel corso dei secoli successivi, e dunque oggi ci dobbiamo accontentare dei resti, delle copie e delle riedizioni, con tutti i rischi che ne conseguono per la presenza di errori, correzioni, inserimenti non dovuti, rifacimenti e frammentarietà.

Il periodo che a noi interessa investigare è il XII secolo, quando appunto viene fondata Mosca e viene posto il seme allo sviluppo della nuova nazione panrussa che culminerà nel Gran Principato di Moscovia del XV secolo, come la chiameranno i visitatori europei occidentali del tempo. Per questo motivo, una volta capito lo spirito politico e religioso col quale queste cronache furono compilate, abbiamo dovuto destreggiarci a leggere e interpretare i vari articoli della CTP che abbiamo fatto passare davanti ai nostri occhi.

La CTP (edizione Ipatèvskaja), ci racconta dunque che nel 1146 Svjatoslav figlio di Oleg fu cacciato da Kiev e si rivolse per aiuto a Giorgio Lungamano figlio di Vladimiro Monomaco, e questi rispose all’appello testualmente: «…vieni da me, fratello, a Moscov (Mosca)!», e così nell’aprile del 1147 Svjatoslav col figlio Vladimiro e il seguito dei suoi boiari e inservienti arrivarono in questo villaggio e furono accolti con un grandioso banchetto dall’ospite parente.

Come tutte le grandi città però, anche per Mosca la tradizione locale ha costruito una versione più favoleggiante sulla sua origine (anche se lo storico Karamzìn ammette che quest’ultima versione potrebbe essere quella vera!) e nel passo della CTP chiamato Racconti sulle origini di Mosca e come essa fu fondata si narra come il principe Giorgio Lungamano, mentre si recava da Kiev a Vladimir, si fermò a riposare lungo il fiume Moscova.

Qui notò i bei villaggi fiorenti che sorgevano nelle radure ricavate dalla foresta e s’informò a chi appartenessero. Gli fu riferito che il bojaro Stefano Kuc’ka (o Kuc’ko) figlio di Giovanni, Capo dei Mille di Rostov (tysjàzkii), era il proprietario di quei villaggi e di quelle terre.

Purtroppo questo bojaro si rifiutò persino di omaggiare il principe che di lì passava e, per la grave offesa, fu da questi immediatamente giustiziato (le Cronache dicono che Giorgio lo uccise con le sue mani) e le sue terre confiscate. Giorgio rimase tuttavia talmente incantato dal luogo, che comandò di costruire proprio qui un villaggio tutto per lui che rimanesse in seguito come suo personale appannaggio, quasi un posto privato per le vacanze.

Prese poi come ostaggi nel suo seguito i due figli maschi del defunto Kuc’ko, mentre la figlia Ulita (Giulietta) fu data in moglie a suo figlio Andrea. In seguito però (come vedremo) la legge della vendetta di sangue prevalse e i figli di Kuc’ko si vendicarono della morte del padre in una congiura ai danni proprio di Andrea… . Altre leggende elaborate successivamente (nel XVI secolo?) raccontano di amori incestuosi dei due figli di Stefano Kuc’ko con la propria sorella Ulita, dove però non si nomina il nostro Andrea, ma Daniele figlio di Alessandro, principe di Suzdal’ e vissuto molto dopo, ma sono dicerie che tralasciamo… .

Quel che ci preme sottolineare è che Mosca, nel ricordo popolare, nasce come un semplice villaggio che prende il nome dal fiume che lo lambisce (in russo Mosca e Moscova sono la stessa parola: Moskvà), e dove si ricorda che la prima costruzione in questo villaggio è appunto il “castello” del bojaro Kuc’ko, sfortunato proprietario delle terre tutt’intorno.

Un villaggio però resta un villaggio se il caso o la volontà degli uomini non decide altrimenti, ad esempio, di elevarlo al rango di città, e infatti successivamente nel 1156 Mosca è ancora ricordata nelle note alla CTP (edizione di Tver’) con le parole: «Anno 6664 (1156 d.C.).

Il principe Giorgio figlio di Vladimiro (Monomaco) ha fondato il forte-città (gorod in russo) Mosca alla confluenza della Neglinnaja nel fiume Jauzà (altro fiume che confluisce nella Moscova)». A quel che sembra, qui si dice che qualche anno dopo, Giorgio Lungamano aveva deciso che questo villaggio, oltre che luogo di vacanza, potesse essergli strategicamente utile, come stazione fortificata intermedia sulla strada da Cernigov per Suzdal e Rostov (direzione sud-est) e su quella da Novgorod a Rjàzan’ (direzione nord-sud), e lo trasforma perciò da semplice villaggio in un vero forte-città, ben guarnito. Il luogo di cui si parla nella CTP è naturalmente quello dove sorge il primo nucleo del Cremlino moscovita d’oggi che racchiude più o meno la collina Borovizkii, davanti alla quale da sempre s’incontravano le due strade da noi appena menzionate. Queste strade erano allora chiamate strade alte (gòrnye putì), poichè “scendevano” entrambe verso la pianura moscovita, che si trova a livello più basso.

Tuttavia – ricordiamolo ancora – solo verso la fine del XIII secolo Mosca diventerà la capitale di un territorio tutto suo e sarà affidata ad un principe della discendenza di Giorgio Lungamano, e nel XIV secolo la città si svilupperà fino a diventare una capitale importante, fagocitando tutte le altre realtà politiche intorno, di cultura russa e non.

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Nostra Signore Novgorod la Grande ↣ Claudia Sugliano ↢

Storia, Arte e Cultura nella Guida Turistica - BELL'EUROPA -

"La prima cosa che colpisce a Novgorod, arrivando sulla riva del fiume Volkhov... è la sensazione dell'immensità dello spazio circostante. Dal centro della città, ai piedi dell'antico Cremlino, si apre la vista di una pianura senza fine; si vede, e pare muoversi all'orizzonte, una grandiosa teoria di bianche chiese e monasteri, mentre, quasi confondendosi con il cielo, brilla il lago Il'men'... ". Questa è Novgorod per Dmitrij Likhačëv, filologo e storico dell'arte, che alla città russa ha dedicato preziose pagine. Chi visita "Città Nuova" (tale è il significato del nome) - ma in realtà antichissima: di 1.150 anni, visto che è ricordata nelle cronache fin dall'859 - non può non percepire la grandezza del luogo. e questo malgrado le tremende distruzioni subiti durante la Seconda Guerra Mondiale: grazie ai restauri (che ancora continuano), Novgorod può oggi narrarci la sua storia straordinaria attraverso complessi architettonici unici al mondo.

Gospodin Velikij Novgorod, "Signora Grande Novgorod", veniva chiamata la città, divenuta nel XII secolo una potente repubblica indipendenze dalla Rus' di Kiev.

La sua fioritura si lega alla posizione geografica sul fiume Volkhov, emissario del lago Il'men', che a sua volta sbocca nel vasto lago Ladoga. Strategicamente situata sulla via commerciale che andava "dai Variaghi ai Greci" (ossia dai regni vichinghi della scandinavia e del Baltico al Mediterraneo bizantino), Novgorod accoglieva navi provenienti da quattro mari: Nero, Baltico, Bianco e Caspio. Novgorod si è sviluppata su entrambe le sponde del fiume che l'attraversa: su quella sinistra, detta Sofijskaja Storona, Riva di Santa Sofia (dal nome della cattedrale), si erge il Cremlino; quella destra, la Torgovaja Storona o Riva dei Mercanti, era il cuore dell'economia cittadina, posta, come dimostrano le numerose chiese, sotto la protezione divina. Dalla moderna Sofijskaja ploščad, la piazza centrale, varcato un grande arco ci si ritrova in un'altra epoca, tra le mura turrite del Kreml', il Cremlino.

Il complesso fortificato era il centro della vita politica: qui risiedeva l'arcivescovo, qui si riuniva la veče, l'assemblea popolare - potente in questa città dominata dall'aristocrazia ma anche da un forte ceto mercantile - e qui si rifugiava la popolazione durante le frequenti guerre.

Il monumento più significativo, la Sofijskij Sobor, cattedrale di Santa Sofia, è l'espressione dell'architettura di Novgorod: bianca dalle forme imponenti, ma semplici ed epurate. Nel tempio, eretto a metà dell'XI secolo dal principe Vladimir, figlio di Jaroslav il Saggio, si conservavano il tesoro cittadino e i libri, venivano compilate le cronache e ricevuti gli ambasciatori.

Quattro cupole argentee e una centrale dorata, assieme a un'altra sulla torre delle scale, coronano la chiesa. L'ingresso occidentale, ora chiuso, dispiega un prezioso trofeo di guerra, proveniente dalla città svedese di Sigtuna: la Porta di Magdeburgo (dove fu realizzata nell'XI secolo), in legno di quercia ricoperto di 24 formelle bronzee con scene del Vecchio e Nuovo Testamento, allegorie, santi. All'interno, la cupola maggiore conserva tracce dell'affresco del 1099 con Cristo tra i profeti, mentre delle tre iconostati la più importante è quella centrale a 5 ordini, davanti a cui si vedeva l'icona (del XII secolo) della Madonna del Segno, patrona della città. Il Vladyčnij Dvor, dove sorge Santa Sofia, è la parte più antica del Cremlino.

Vi si trova anche il Granovitajia Palata, Palazzo a Faccette, l'unico edificio gotico del XV secolo conservatosi in Russia. Qui nel 1478 Ivan III annunciò la sottomissione di Novgorod a Mosca e, circa un secolo dopo, Ivan IV il Terribile, terminato un banchetto, iniziò la feroce repressione contro la riottosa città. Non a caso il sanguinario zar non è rappresentato nel Pamjatnik Tysjačeletie Rossii, il grandioso monumento ai mille anni della Russia (1862) nel viale centrale del Cremlino, in cui una miriade di personaggi e figure simboliche traccia la storia della nazione. Un ponte pedonale, al posto di quello originario da cui, pare, vennero gettate nel Volkhov le statue degli dèi pagani ai tempi della conversione al cristianesimo, conduce alla verdeggiante Torgovaja Storona, la Riva dei Mercanti, un tempo il luogo più animato della città: nel XVI secolo vi si contavano circa 1.800 fra botteghe e magazzini di commercianti provenienti da tutta la Russia e da altri Paesi. Nella Jaroslavovo Dvorišče, la Corte di Jaroslav, svetta imponente la Nikol'skij Sobor, la cattedrale di San Nicola (del 1113), riservata alla nobiltà; tutt'intorno si scoprono molte altre chiese, spesso utilizzate anche come magazzini e legate a corporazioni di mercanti. Della corona di monasteri intorno a Novgorod (le cui cupole servivano da orientamento per le navi che risalivano il Volkhov), il Khutynskij Monastyr', convento femminile del 1192 sito a nordest della città, è stato di recente riportato all'antico splendore. Importante è lo Jur'ev Monastyr' (monastero di San Giorgio), a sud della città,  vicino al lago Il'men', fondato nel 1030 sotto il regno di  Jaroslav il Saggio e la cui cattedrale, la terza di Novgorod, è opera, come le altre due, dell'architetto Petr.

Nel parco lungo il viale che conduce a questo affascinante complesso monastico rivive anche un angolo della Russia rurale: è il Muzej Narodnogo Derevjannogo Zodčestva "Vitoslavlicy", museo all'aperto dove in un paesaggio bucolico emergono izbe e fienili, mulini e chiese, preziosi esempi di architettura popolare in legno.

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La Rus di Kiev' nelle Cronache dei Tempi Passati

Una passeggiata nel cuore di Kiev ↣ Aldo C. Marturano ↢

Dagli scavi fatti Kiev appare, come abitato organizzato, una città non molto antica (≈ IX sec.) benché l'area intorno fosse frequentata già da secoli. Ben difesa e circondata com'è da una palude estesa e difficilmente attraversabile da nordovest e dalla larga ansa del fiume Dnepr giusto prima delle forti rapide (ben 7 fino alla foce, ne conta Costantino VII!), ha una posizione militarmente invidiabile e la si può considerare strategica per l'asse fluviale nord-sud della Pianura Russa. La steppa in pratica finisce sulla riva sinistra, di fronte a casa, possiamo dire, ma è importante saperlo per l'altro asse nord-est sud-ovest o Via dell'O che unisce Kiev a Bulgar sul Volga via terra e giustifica il ruolo di centro logistico e di luogo di scambio di Kiev in correlazione con i traffici lungo il Dnepr che incrocia.

Kiev si lascia dividere facilmente in una Città Alta e una Città Bassa per la presenza delle colline che sovrastano a circa una quarantina di metri sul livello della piatta e estesa riva del fiume. Su questo fantastico palcoscenico già al tempo di Vladimiro gli avvallamenti intercollinari erano stati riempiti per ottenere un più ampio spazio che comprendesse le costruzioni del palazzo (terem) e del santuario col pantheon pagano (kapišče) di cui abbiamo parlato. Jaroslav (1037) aveva allargato ancor più quello spazio, vi aveva costruito una cinta muraria, in massima parte di legno e intervallata da porte monumentali, al cui interno aveva sistemato costruzioni ancor più grandiose di quelle di suo padre con l'aiuto di ingegneri e architetti greci.

Non sappiamo se abbia mai visitato la capitale sul Bosforo come suo padre, ma certamente in Costantinopoli vide il miglior modello da imitare, benché, suo malgrado, scoprì pure quanto fosse costosa la nuova tecnica del mattone cotto per il dispendio di legna da ardere necessaria. Era certo l'unica tecnica possibile affinché le costruzioni durassero in eterno dato che questa pietra fatta dall'uomo non si consumava facilmente né subiva la distruzione del fuoco, ma non si poté d'un colpo solo passare dal legno al mattone.

Alla fine molte costruzioni rimasero ancora fatte di legno per gli anni a venire.

Persino la pavimentazione delle strade continuò ad essere fatta di questo materiale, almeno in via provvisoria... . Se Mosca riuscì a trovare nei secoli seguenti non molto lontano la pietra bianca per ricoprire il suo Cremlino, a Kiev i Carpazi erano, sì, vicini, ma il trasporto di lastre di pietra in grandi quantità dalle cave risultò praticamente non fattibile.

D'altronde le città russe, come tante altre città medievali, escluse Roma d'Occidente e Roma d'Oriente, erano costruite soprattutto in legno. Questo prodotto serviva anche per riscaldare nei lunghi e rigidi inverni nordici e, vedersi ora tirar giù alberi in grandissimo numero per farne mattoni e costruire un tempio ad un dio ancora non ben conosciuto, sembrò alla gente davvero un sacrilegio e un grave attentato al benessere collettivo. Ci fu un'aspra opposizione che le Cronache dei Tempi Passati giudicano soprattutto come religiosa e pagana e la nuova chiesa russa intervenne sopendo le proteste fin nei villaggi della foresta dove gli alberi erano abbattuti. Il fatto di aver ordinato che pure in altre due città ossia Novgorod e Polozk si procedesse a costruire templi cristiani più o meno uguali a quelli kievani e di essere riuscito nell'intento, ci dice che alla fine Jaroslav aveva davvero in pugno il potere e l'autorità per governare fin nelle lontane terre nordiche da lui considerate parte della Rus' di Kiev.

Insomma, chi approdasse sotto la Città Alta, abbracciava già con lo sguardo verso l'alto immediatamente le punte del tetto del terem e dei palazzi vicini con le bandiere nel vento. Notava pure il possente baluardo di legno che circondava le colline e s'accorgeva allo stesso tempo di avere di fronte a sé un'altra barriera di legno, seppure di imponenza minore, che costituiva il muro di cinta del Podol / Podil o Città Bassa.

In quest'area di riporto del fiume si trovavano tutte le attività industriali e mercantili disseminate nelle varie costruzioni. Al centro del Podil c'era una grande piazza del mercato e, quando ancora c'era il paganesimo imperante, qui sorgeva l'effigie del dio dei mercanti Veles / Volos detto anche il dio nero. E non era l'unico mercato esistente a Kiev giacché il vescovo cattolico-romano Titmaro di Merseburgo che visitò la città ai tempi di Vladimiro dice di aver saputo di ben 8 altri mercati esistenti in città, probabilmente quasi tutti localizzati nel Podil.

Chi ne avesse diritto o uno speciale invito, dal Podil poteva pure accedere alla Città Alta attraverso una delle porte fra cui la più importante era la Porta d'Oro.

C'era addirittura la Porta dei Giudei a riprova che gli ebrei Cazari abitavano lì presso e occupavano con la loro autonomia e autorità una posizione sociale ed economica importante.

C'era la cosiddetta Porta dei Polacchi che guardava invece verso i Carpazi etc.

Prima di morire nel 1054 Jaroslav, ormai signore assoluto della Rus' di Kiev, riuscì ad inaugurare la seconda più grande chiesa cristiana dell'Europa medievale, anch'essa dedicata a Santa Sofia, come quella di Costantinopoli. La costruisce un po' fuori dalla spianata della Città Alta di suo padre, grandiosa e con una grande spianata libera intorno.

Ed ecco qualche misura (da P.A. Rappaport) per darne un'idea al nostro lettore.

La superficie totale occupata è un rettangolo di m. 41,70 x 54,60. Ci sono 12 cupole minori distribuite sui lati quadrati del corpo interiore e una maggiore con un tamburo del diametro di ca. 8 m. La chiesa ha ben cinque navate interne e due esterne laterali di complemento.

La scelta di ornarla di numerose cupole permetteva al visitatore al vedere le alte e lucenti guglie di immaginare di quale potere e di quanta ricchezza il knjaz kievano disponesse.

È notevole l'uso delle scritte in greco nelle chiesa giacché denuncia il fatto che ancora al tempo di Jaroslav non si era ben affermata una lingua ucraino-russa neppure nel clero.

Quel che resta oggi della chiesa purtroppo non è quella di prima giacché il porticato con la loggia superiore che la circondava su tre lati non c'è più per cui è difficile ricostruirsi le processioni e le adunate di popolo con il principe, i suoi famigliari e i dignitari della chiesa che salutavano dalla loggia, sfavillanti nei regali vestiti.

Come abbiamo detto, Jaroslav permetterà che altre due grandi chiese (sempre intitolate alla Sapienza Divina o Santa Sofia) siano erette a Novgorod e a Polozk, ma con dimensioni minori della cattedrale kievana affinché si riconosca che Kiev è la Madre delle Città Russe.

Del terem di Vladimiro e delle sue trasformazioni al tempo di Jaroslav sappiamo pochissimo, ma riteniamo per certo che esso fu rifatto e ampliato e che conservasse magazzini ripieni di ogni ben di dio e fosse fornito di stalle con tantissime cavalcature.

Vladimiro aveva voluto che tutti i notabili avessero i loro terem, più piccoli e nelle vicinanze del suo, in modo da poter disporre di loro in ogni momento del giorno e della notte, così come era già per gli armati. La collina dello sbandierante terem comunque conservò il ruolo di “cremlino” tradizionale con mura e porte, ma Jaroslav in parte rifece queste mura che raggiunsero un perimetro di oltre 3 km e un altezza media di 16 m. e la prima chiesa eretta in pietra, detta della Decima, al tempo del battesimo della città, non ebbe più la funzione di forziere delle ricchezze del knjaz che passò in altri luoghi.

Se la Città Alta era abitata dalla élite variaga, slava e bulgara chi abitava il Podil?

Era gente mista sia dal punto di vista etnico sia dei mestieri. Si potevano sentire parlare più lingue: dalla koiné slava che si stava giusto formando alla koiné pecenego-bulgara come pure il greco. Nelle diverse case-fabbriche inoltre vivevano non soltanto il padrone, ma anche coloro che lavoravano per lui e da lui mantenuti in una quasi schiavitù a pensione completa con figli e moglie. Naturalmente c'erano pure schiavi veri e propri, sebbene vigesse l'uso in certi anni sabbatici di ridare loro la libertà e, se essi stessi lo preferivano, di integrarli al resto della “famiglia”. Non era però il caso per certi mestieri e per certi artigiani che erano talmente preziosi e “unici” da addirittura impedire loro tramite mutilazioni corporali di uscire in strada!

Ogni casa era circondata dalla sua cinta di pali verticali di legno più alta di un uomo medio e con una porta rientrante rispetto alla strada in modo di lasciar spazio al traffico di carri e carretti rispetto a chi sostava in questa specie di parcheggio sul davanti del portone d'entrata. Non si aveva però accesso immediato alla abitazione, ma in una corte e qui si poteva scaricare o caricare, dare le bestie da rigovernare etc. Il padrone di solito occupava la costruzione più alta dell'abitato cittadino e da un balcone poteva sbirciare chi veniva e chi andava nel suo cortile prima di incontrarlo. La notte ogni porta esterna veniva serrata bene fino all'alba successiva. Quando parliamo di artigiani non dobbiamo limitarci a pensare alla produzione dell'industria del legno, pur importante per le costruzioni e per il naviglio, perché l'archeologia ci dà informazioni di un'industria metallurgica e di pietre intagliate di buon pregio per la gioielleria, di una della terracotta e di un'altra del bronzo oltre ad industrie alimentari per l'affumicamento e la salagione. Mancano invece per il momento i mugnai...

è importante notare che i novgorodesi avevano un magazzino con deposito tutto loro dove gestire autonomamente il prezioso traffico delle pellicce... .

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San Pietroburgo ↣ La Venezia del Nord ↢

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Alessandro di Novgorod sconfisse gli svedesi presso la foce della Neva nel 1240, guadagnandosi il titolo di Nevkij.

Gli svedesi ripresero il controllo della regione nel XVII secolo ma furono spodestati da Pietro il Grande che aveva l'intenzione di fare della Russia una potenza europea iniziando proprio dalla fondazione di questa città.

All'inizio della Grande Guerra del Nord (1700-1721), Pietro si impadronì degli avamposti svedesi sulla Neva, e nel 1703 fondò la fortezza, poi una cittadella con la cattedrale in onore dei santi Pietro e Paolo sul fiume, a pochi chilometri dal mare.

Agli inizi dei lavori, il luogo dove nasceva la città fortificata di San Pietroburgo, era un posto da lupi, in senso letterale: paludoso, deserto, nebbioso, nocivo. Moscerini d'estate, ghiaccio d'inverno, inondazioni catastrofiche ogni autunno. Lo zar fece abbattere intere foreste e confliure sul posto tutto il pietrame disponibile. Aveva in mente una città acquatica, una seconda Amsterdam. San Pietroburgo, viene ricorda nel tempo come "La Venezia del Nord", perla sua somiglianza aquatica e bellezza architettonica. Per i suoi Palazzi d'Inverno e d'Estate, non chiedeva che poche stanze buie e dai soffitti bassi. Altri, come il generale Menšikov, il suo amico più caro, non rinuciarono a un fastoso stile italiano.

Altri sontuosi palazzi vennero realizzati e portati alla luce sulla riva sinistra della Neva, più elevata e meno a rischio inondazioni, assieme all'Ammiragliato, i cui cantieri diedero lavoro a 5 mila artigiani, e maestosi viali come la Prospettiva Nevskij.  Quando Pietro il Grande sconfisse definitivamente gli svedesi a Poltava nel 1709, la città, che secondo l'usanza olandese chiamò Sankt Pieter Burkh, cominciò a crescere. Vennero scavati i canali per bonificare le paludi della sponda meridionale e, nel 1712 Pietro il Grande la proclamò capitale, obbligando i funzionari di corte, i nobili e i mercanti a trasferirvisi e a costruire nuove case.

Molti contadini vennero costretti a prendere parte ai lavori, e parecchi di loro persero la vita per le terribili condizioni in cui versavano. Architetti e artigiani di tutta Europa furono chiamati in città. Il progetto urbanistico fu affidato a un architetto italiano d'origine ticinese, Domenico Trezzini. E italiane furono le firme sui palazzi costruiti negli anni: Carlo Rossi, Bartolomeo Rastrelli. Corte e governo vi si trasferirono nel 1713, malgrado i disagi e il carovita (tutto costava più che a Mosca per via delle distanze e dei rifornimenti difficoltosi).

Ma già nel 1724 San Pietroburgo era diventata il principale porto russo.

Alla morte di Pietro il Grande nel 1725, la popolazione cittadina era cospicua e il 90% del commercio con l'estero passava di qui. Il nome originale Sankt Piter Burkh era in realtà olandese perché Pietro il Grande aveva vissuto e studiato in quel paese per un periodo di tempo ed era un ammiratore della corte e dell'architettura olandese. "Durante il regno di Pietro un suddito della corona russa non aveva molta scelta" ironizza il grande poeta russo Josif Brodskij. "O essere arruolato nell'esercito o farsi andare a costruire San Pietroburgo".

Fu un grandioso e sofferto parto collettivo. Una sfida vinta sulla natura. Il successore di Pietro il Grande riportò la capitale a Mosca, da dove fu nuovamente trasferita a San Pietroburgo dalla zarina Anna Ivanovna (1730-1740). Tra il 1741 e il 1825, sotto la corte di Elisabetta, Caterina la Grande e Alessandro I, la città divenne cosmopolita ed ebbe una corte di noto splendore. Questi monarchi commissionarono molti palazzi, edifici governativi e chiese, rendendo San Pietroburgo una delle più importanti capitali d'Europa.

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